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IL CASO

Il piano per le persone scomparse e il flop nelle ricerche di Gioele

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Un programma fallimentare, secondo molti. Finito nel tritacarne delle critiche. Tant’è che il testimone, adesso, passa a una task force di esperti.

La domanda, quindi, è automatica: «Saranno più abili e competenti di quelli impiegati finora a Caronia e dintorni?». In attesa di riempire le tante caselle vuote del rompicapo investigativo, si addensano nubi nere sul “Piano provinciale di intervento per la ricerca di persone scomparse nella provincia di Messina” - come riporta la Gazzetta del Sud oggi in edicola.

Sul sito della Prefettura è pubblicata l’edizione 2017, aggiornata nel 2018. Un manuale “stella polare” per i soggetti in prima linea nelle campagne circostanti l’autostrada Messina-Palermo abbracciata dalla sciagura di Viviana e Gioele. Una dettagliata guida di 40 pagine, con lo scopo di definire l’organizzazione territoriale nella provincia di Messina in materia di ricerca di persone scomparse, «mediante l’individuazione di un modello operativo d’intervento che, condiviso tra i vari enti ed organi competenti per le attività di ricerca e soccorso, sarà attivato qualora le circostanze della scomparsa, opportunamente valutate caso per caso dalla Prefettura di Messina, nonché dagli altri Enti e Uffici competenti in materia, comportino la necessità di attuare immediate attività di ricerca, tenuto conto dello specifico scenario di riferimento».

Trovati i corpi privi di vita della mamma deejay e del suo figlioletto di appena quattro anni, e quindi concluso il Piano, nei prossimi giorni sarà redatto un Rapporto finale, poi trasmesso alla Prefettura di Messina, la quale convocherà, a sua volta, una riunione per l’analisi e la valutazione dell’evento, cui parteciperanno le varie componenti operative interessate.

Saranno quindi tirate le somme, senza ombra di dubbio di segno negativo. Complessivamente, a partire dal 3 agosto, una settantina le persone impegnate a setacciare le aree tra galleria Pizzo Turda, contrada Sorba e altri terreni, per un’estensione di 500 ettari. A cui si sono aggiunti i 30 militari dell’Esercito, suddivisi in tre squadre. Un centinaio di uomini attivi, con compiti ben definiti, coadiuvati da cani molecolari, tecnologie all’avanguardia.

Tutto secondo il Piano, ma non secondo i piani. Perché ad avvistare ciò che rimaneva di Gioele è stato un volontario, l’ex carabiniere di Capo d’Orlando Pino Di Bello. Il suo nome non era nell’elenco della Prefettura, ha risposto all’appello di Daniele Mondello. E non disponeva di strumenti sofisticati. Con un falcetto ha raggiunto un obiettivo sfuggito ad altri. Altro che Piano.

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