Giovedì, 21 Febbraio 2019
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L'ANALISI

Messina, la tratta di ragazzine che sfrutta un'emergenza umanitaria

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E sono parole come “pietre del nostro tempo di naufragi sfruttati” quelle che il gip Salvatore Mastroeni ha distillato nell’ordinanza di custodia cautelare, per delineare il contesto e raccontare della barbarie, dello sfruttamento, della schiavitù, dei guadagni sporchi all’ombra dei migranti.

E questa importantissima inchiesta della Procura di Messina e dei carabinieri del Nucleo investigativo, spia di un modus operandi europeo delle mafie transnazionali, è purtroppo solo una “goccia” disvelata nel “mare” che accade giornalmente davanti ai nostri occhi. Senza che nessuno se ne accorga.

Ecco cosa scrive il gip in un passaggio: "Inquinare, approfittare, dirigere, arricchirsi su questa esigenza umanitaria è arricchirsi sulla pelle dell’uomo". E ancora: "Creare questa che il giudice definirà una sorta di cancro criminale, che aggrava e peggiora, una esigenza umanitaria vera, è crimine contro l’umanità, come lo appare appunto la messa in vendita delle bambine nigeriane, ampiamente documentata probatoriamente nelle indagini. Nel presente procedimento, che per casi ma mostra quasi tutti i campi dei reati connessi alla tratta, manca, con non raggiungimento della gravità assoluta in astratto rappresentabile, quello dello spostamento anche di terroristi, fenomeno emergente in dato solo di conoscenza generale, in coeve indagini di altra Procura, e la prova del finanziamento dalla tratta per armi per terroristi, nonché, per completezza, il traffico, la vendita di organi umani, gli omicidi per espiantare organi".

Per il gip c’è "... la prova della gravità del fatto anche, ancora, per i suoi disastrosi effetti riflessi, inserire la tratta nell’immigrazione, al di là di ogni altro rilievo evidenziato, sfruttare, irridere e approfittare delle maglie della accoglienza, contaminare proprio la accoglienza che dovrebbe restare sacra, ma questo - osserva il magistrato -, sin dai soccorsi in mare gestiti da scafisti che chiamano o fanno chiamare le unità di soccorso, volte a salvare, non servire la tratta, fino all’approfittare dei ruoli di volontario, calcolare i soldi pagati, i benefici di essere minori non accompagnati, è fare mercimonio di un dramma, è fare mercimonio dell’umanità e dei suoi abitanti".

Cosa è la tratta? Cosa accade nel Mediterraneo? La risposta è sempre nelle parole del gip: «Si affronta in questo procedimento il segmento della tratta e la sua grave infiltrazione nella immigrazione clandestina sotto due aspetti essenziali: uguali sono i mercanti di uomini che si arricchiscono su poveri immigrati schiavizzandoli per quel pezzo di viaggio che non finiscono di pagare, per lo sterminio che ne fanno, di schiavi o meri uomini in cerca di futuro, perché e la vita loro è preziosa da salvare sempre ma, per gli schiavisti, rispetto all’affare, ha valore zero perché i soldi che girano sono da viaggio in yacht, e abbandonarli in mare anche a morire su gommoni è strategia stragista per ottenere, anche riempendo il mare di morti, realizzazione al guadagno schiavista e no, al grave disegno di un inserimento di schiavi e approfittare di una accoglienza che, da sacra, in questi casi diviene usata ed inspiegabilmente cieca. Gli aiuti e la loro portata si conosce, le mille strutture che crescono se prendono soldi statali e poi tengono e consentono in limitati casi l’operare di schiave del sesso o del lavoro sfruttato, o il mendicare o delinquere, fanno cattiva opera quando la loro è meravigliosa nei limiti della giusta mercede».

"Buscemi ruba e vende il cibo"

Il gip tratteggia anche la figura dell’indagato Giovanni Buscemi. E scrive che in questi ambiti c’è l’assoluta necessità "... di scongiurare i reati 'scempio' perpetrati, per il livello indiziario. In più manifestazioni e nello stesso campo. Arrivati al livello del denaro, dell’impossessamento di beni destinati ai migranti, dopo che Buscemi passava le informazioni sugli sbarchi all’associazione, per reclutare schiave e schiavi, e chiedeva due 'nere' in cambio". Buscemi, scrive ancora il gip, insistendo più volte sullo stesso concetto, "... passava le informazioni sugli sbarchi all’associazione, per reclutare schiave e schiavi, e chiedeva bimbe nere in cambio... donne bambine destinate alla prostituzione, a Messina in Italia in Europa, sotto gli occhi silenti di troppi". Ma faceva anche altro, era un "... volontario che ruba e vende il cibo... che ruba il cibo ai poveri", che "fa un reato di una gravità inaudita".

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