Giovedì, 21 Febbraio 2019
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L'INCHIESTA

Baby prostitute nigeriane a Messina, "Buscemi ne voleva due per volta"

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Vittime come «oggetti» e «merce di scambio», anche se minorenni. Carnefici «rivelatisi soggetti senza scrupoli e privi di qualsiasi umanità». Nella seconda categoria vengono individuati Rita Ihama e il marito Monday Imarhiagbe, che per la Procura di Messina sono i «capi e organizzatori dell’associazione criminale». In che modo? «Stabilendo le strategie operative, impartendo ordini e disposizioni» agli altri componenti, «mantenendo i contatti con gli altri membri dell’organizzazione di stanza in Nigeria e Libia».

Elementi, questi, riconducibili al primo dei due temi sui cui si fonda l’integrazione dell’ordinanza sulle esigenze cautelari, firmata dal gip Salvatore Mastroeni. Che ravvisa, tra le alre cose, il «rafforzamento delle esigenze cautelari per la ulteriore gravità delle condotte anche valutata in altri procedimenti per Giovanni Buscemi», l’ex vigile del fuoco messinese di 71 anni che insieme a Ihama, Imarhiagbe e Precious Ovbokhan Igbinomwanhia, si trova da venerdì mattina nella prigione di Gazzi.

Come si legge sulla Gazzetta del Sud in edicola, L’esigenza di integrazione, proposta dal sostituto procuratore Maria Pellegrino (in conferenza stampa, al Comando provinciale dei carabinieri, era presente la collega Giovannella Scaminaci), sulla base delle indagini effettuate dal Nucleo investigativo dell’Arma, trova pienamente d’accodo il giudice sulla «gravità dei fatti».

Nel caso di Buscemi, Mastroeni si richiama a un altro procedimento da cui emerge un altro indizio «assolutamente coerente» rispetto agli elementi emersi nell’operazione “Balance”, condotta dal tenente colonnello Ivan Boracchia e dai suoi uomini.

Il gip definisce addirittura uno “scempio” i reati perpetrati, visto che siamo nel campo «dell’impossessamento di beni destinati ai migranti», dopo che lo stesso Buscemi «passava le informazioni sugli sbarchi all’associazione, per reclutare schiave e schiavi, e chiedere due “nere” in cambio». Così, «le bimbe nigeriane sono da salvare in mare e qui in Italia», come nel caso «del singolo volontario che ne vuole due alla volta come Buscemi».

L'articolo completo sulla Gazzetta del Sud in edicola

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