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Messina, l'irruzione notturna di De Luca in casa Basile: il rituale, il brindisi e il blitz “recitato”

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Una statua di Gesù Cristo, un pupazzo rosso di Jeeg Robot, un elmetto della seconda guerra mondiale, la campanella di Napoleone Bonaparte e una lanterna bianca. Inutile tentare di trovare un filo logico, nel simbolismo deluchiano dell’ultima notte da sindaco. Non c’è. Quelli che abbiamo elencato sono i cimeli che lunedì notte, nel lungo rituale messo in scena a chiusura della sua esperienza da sindaco di Messina, De Luca ha esposto in piazza Immacolata di Marmo. Sacro, profano, c’è tutto e il contrario di tutto, nella narrazione di un’uscita di scena che De Luca ha programmato nei minimi particolari. Gli occhi lucidi che accompagnano la consegna della fascia tricolore alla segretaria generale Rossana Carrubba, il mazzo di fiori deposto ai piedi della Statua dell’Immacolata del Buceti, alle spalle della Cattedrale. Perché lì era iniziato tutto, il 24 giugno 2018, lì doveva finire tutto.
Poi il brindisi, nel vicino bar di Carmelo Picciotto, mai parco di complimenti nei confronti del sindaco. Qui il registro cambia, il tono drammatico lascia spazio alla trama da libro giallo: chi sarà il candidato sindaco? Entra in scena la lanterna bianca, De Luca la tiene in mano, l’inseparabile Danilo Lo Giudice ne accende la candela all’interno. «Ci ha accompagnato in ogni campagna elettorale», spiegano i due. Va bene così. Poco prima, in un altro momento simbolico, vengono «congedati» gli assessori. Svuotati i calici, si torna dietro le quinte, il palco va riservato al grande capo.

Il "blitz" in casa Basile

Il giallo dura poco e ben presto si trasforma in sceneggiatura comica: la caccia al candidato si ferma poco sopra il viale Italia. Il copione, qui, sembra essere stato preparato al dettaglio, non c’è spazio per l’improvvisazione, ognuno deve recitare la propria parte alla perfezione, con tanto di abiti di scena. Così Federico Basile, “l’eletto”, deve giocoforza fingersi sorpreso nel rispondere alla scampanellata al citofono di mezzanotte e mezza. Poi deve farsi trovare in camicia bianca, pantaloni del pigiama e pantofole, classica mise di chi è appena rientrato in casa (del resto poco prima era a brindare a piazza Duomo insieme a tutti gli altri). Una carrambata, in cui un ruolo deve recitarlo pure Daria Rotolo, l’ex consigliera comunale e moglie di Basile, che in vestaglia porta il caffè al tavolo in cui De Luca, Lo Giudice e Basile stesso devono mettere in scena il gran finale: quel «ci sto» che è una versione aggiornata, riveduta e corretta dell’«obbedisco» garibaldino. Stretta di mano, titoli di coda e tutti a nanna. C’è già chi ha pronto il titolo: “Il grande bluff”. Ma forse è ancora presto per dirlo.

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