Giovedì, 22 Ottobre 2020
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Alberi potati in via Cairoli a Messina, scoppia la polemica fra agronomi

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Nel momento in cui entrano in azione le motoseghe, diventiamo tutti esperti di agronomia, come quando, guardando una partita di calcio, scopriamo l’anima del commissario tecnico o allenatore che è in noi.

La città, ai tempi delle potature, si offre allo sguardo di tutti, si denuda ed è naturale che diventi, poi, uno dei temi di discussione quotidiana, e non solo tra gli anziani che seguono i lavori minuto per minuto.

A Messina – riporta la Gazzetta del Sud in edicola - da settimane tiene banco il dibattito su piazza Cairoli e sull’operazione chirurgica alla quale è stata sottoposta.

Ma gli interventi hanno riguardato tante altre zone del centro, restituendole anche alla vista dei cittadini, che prima era preclusa dalla crescita incontrollata del fogliame. E non va mai dimenticato che quello riguardante la potatura degli alberi in città è anche un capitolo di protezione civile e di tutela della pubblica e privata incolumità.

L’esperto agronomo dell’amministrazione comunale, Saverio Tignino, in queste settimane, ha spiegato che tutti gli interventi condotti sulle strade e piazze della città rientrano nel Piano triennale predisposto dalla Giunta De Luca e che quelli attuati sono gli unici possibili nelle condizioni in cui sono state trovate le alberature di molte zone del centro, a partire da piazza Cairoli. Si è dovuto procedere all’eliminazione «dei rami tiranti epicornici per far ripartire la vegetazione dai nodi in modo da ridurre lo stress della pianta».

Ma su questo fronte c’è chi la pensa in modo opposto e ancora una volta registriamo lo scontro tra agronomi con visioni profondamente diverse.

Alessandro Giaimi, che è stato esperto della precedente Amministrazione, è molto duro nel suo giudizio espresso in un post su Fb:

«Questa è una potatura? – si chiede Giaimi guardando le foto di piazza Cairoli – No, non lo è. Sgombriamo subito il campo da qualsiasi equivoco. Non c’è nessuna ragione valida per ridurre un albero a moncherino o attaccapanni. Per riformare la chioma l’albero è costretto a utilizzare tutte le sue sostanze di riserva, che sono immagazzinate nell’apparato radicale. Di conseguenza lo stesso apparato radicale sarà “consumato” e ridotto, rendendo l’albero molto instabile».

© Riproduzione riservata

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