Giovedì, 01 Ottobre 2020
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IL CASO

I soldi del Recovery Fund e il giallo dell'assenza del Ponte sullo Stretto

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Un’indiscrezione sotto forma di bozza. Un documento provvisorio che però dice già tanto. E una frettolosa ridda di dichiarazioni contro presunte «fughe di notizie», il cui senso è: non fateci caso, la verità è un’altra. Ma qual è la verità sul Ponte sullo Stretto? Quali sono le reali intenzioni del Governo?

L’ennesimo segnale sui “freddi” – è un eufemismo – entusiasmi romani sul Ponte è arrivato da una bozza circolata nelle ultime ore, e pubblicata dal Corriere della Sera, contenente l’elenco provvisorio dei progetti sui quali il Governo vorrebbe puntare con i soldi del Recovery Fund.

Su oltre 500 interventi, per un valore complessivo di quasi 700 miliardi di euro, nessun cenno allo Stretto di Messina né ad attraversamenti stabili dello stesso, né sopra (il Ponte), né sotto (il fantomatico tunnel) il mare. Se si considera che quell’elenco dovrà essere per giunta “scremato”, in quanto per il Recovery Fund la disponibilità è di circa 209 miliardi, per quanto possa essere provvisorio, si tratta di un segnale eloquente.

Segnale che si aggiunge a quelli delle scorse settimane, su tutti il ritorno delle scene del jolly “tunnel”, che sembra essere riemerso – il caso di dirlo – appositamente per frenare ogni velleità sul Ponte. Per la Sicilia e per Messina, in quella bozza, l’investimento importante c’è ed è rappresentato dai 4,5 miliardi di euro previsti per finanziare la tratta ferroviaria Palermo-Messina-Catania. Punto.

Ma c’è un giallo, e come potrebbe non esserci, quando si parla di Ponte sullo Stretto? Quell’elenco non solo è provvisorio, ma sarebbe addirittura superato. Non bisogna tenerne conto. Almeno questo è quanto sostiene il Governo. Ieri il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri, in audizione alla Camera sul Recovery Fund, l’ha spiegata così: «Sono uscite parti di una documentazione molto datata, totalmente preliminare, che appartiene a una fase totalmente superata e che ha interesse relativo». Più duro il ministro per gli Affari europei, Enzo Amendola: «Dal 21 luglio stiamo lavorando al Recovery Plan. Oggi leggo di una fuga di notizie su ipotesi di progetti già ampiamente superati. Stiamo lavorando in strettissimo contatto con il ministro Provenzano. Il Piano Sud 2030 è pienamente integrato nelle nostre priorità».

Ma il dubbio rimane e il quesito di fondo pure: se in un elenco “allargato” di oltre 500 interventi, con almeno il 70 per cento di progetti in più rispetto a quelli effettivamente finanziabili, non trovano spazio né il Ponte né il tunnel di cui pare essersi tanto innamorato il premier Conte, qual è la vera idea del Governo sullo Stretto di Messina? Avere una risposta chiara, netta, una volta per tutte, sarebbe sì, un bel segnale.

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