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Messina, villa Dante apre le porte ai Subsonica: tra sperimentazione e innovazione

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Tappa del tour inserita nella rassegna artistica promossa dall’Amministrazione Comunale
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Subsonica

Uno dei gruppi per eccellenza della scena elettronica italiana approda all’Arena Villa Dante per un concerto celebrativo di 25 anni di carriera all’insegna della sperimentazione e dell’innovazione. Oggi, 16 agosto, i Subsonica portano il loro tour estivo, prodotto da Vertigo Concerti, nel cartellone di “Messina Restarts”, la rassegna artistica promossa dall’Amministrazione Comunale. Alfieri del mixaggio fra elettronica e rock di matrice anglosassone, la band torinese proporrà i suoi brani storici, da “Colpo di pistola” a “Tutti i miei sbagli” (Sanremo 2000), passando per “Nuvole rapide”, “Nuova ossessione” e  le hit degli ultimi anni tratte dagli album “Eden”, “Una nave in una foresta” e “8”. La tappa messinese rappresenta un ritorno in Sicilia per il gruppo, dopo il concerto del giugno scorso all’Eolie Music Fest di Lipari e prima della data del 17 all’Anfiteatro Falcone e Borsellino di Zafferana Etnea (seguirà Reggio Calabria il 20). Abbiamo raggiunto il tastierista Boosta (Davide Dileo) per saperne di più.

Avete dichiarato di suonare alla maniera dei vostri esordi. Sarà così?

“Sarà un concerto dei Subsonica a tutti effetti, con l’entusiasmo di tornare sul palco e la possibilità di suonare al Sud, impresa complessa logisticamente. In più c’è la sensazione di felicità per ricominciare a fare ciò che amiamo. La limitazione dei posti a sedere ci ha consentito di dare spazio a pezzi che magari durante il flusso di un concerto più fisico non avremmo potuto proporre al meglio. Il bello per il pubblico non sarà tanto essere invaso da una botta di suono quanto godersi tutto lo spettacolo”.

Sarà un concerto celebrativo, sul filo dei ricordi?

“Sarà un bel racconto di un paio d’ore all’interno della nostra storia che dura da 25 anni con un corpo abbastanza importante dei Subsonica e parte dal ‘96, anno in cui uscì il nostro disco omonimo. Sarà quindi un bel viaggio dagli inizi ad oggi. Per chi conosce già i Subsonica rappresenterà un tuffo nei ricordi; per i neofiti la possibilità di ascoltare tutto il nostro viaggio”.

Infatti il tour è l’occasione per riprendere le celebrazioni, iniziate con “Microchip temporale”, riedizione con duetti dell’album “Microchip emozionale” del ’99, e con la pubblicazione di “Mentale strumentale”, disco del 2004 rimasto inedito. Come è nata l’idea di queste due operazioni?

“”Microchip temporale” è l’omaggio ad un disco per noi importante in cui crediamo ancora. Invece di celebrarlo con una riedizione abbiamo scelto di dargli nuova vita, facendo mettere le mani alla produzione dei pezzi ad artisti che non fanno la nostra stessa musica ma hanno la stessa attitudine e la stessa età che avevamo noi 22 anni fa. Questo è stato il gioco. “Mentale strumentale” invece era un album che avevamo nel cassetto da tempo, più sperimentale, fatto di suoni che abbiamo pensato potessero diventare una colonna sonora per il presente. Se non ci fosse stata l’emergenza Covid non avrebbe visto la luce nella routine disco-tour. Invece il dramma che abbiamo vissuto ci ha permesso di attribuirgli un preciso significato: accompagnare l’ascoltatore nel silenzio faticoso dei mesi vissuti, perché un disco strumentale può essere riempito con le parole di chi vuol riflettere sul presente”.

Coi Bluvertigo siete tra gli alfieri della musica elettronica in Italia. Negli anni ’90 avete portato nel nostro Paese i fermenti innovativi che si stavano diffondendo in questo genere dopo i primordi degli anni ’70 e ‘80. Quali sono stati i vostri punto di riferimento?

“Abbiamo avuto la fortuna di nascere come gruppo e questo vuol dire che ognuno ha i propri ascolti. Quando sono nati i Subsonica non era tanto la musica italiana ma quella straniera ad appassionarci, quella che si ballava. Nella metà degli anni ’90 l’elettronica ha cominciato a diventare mainstream, perché sono stati gli anni in cui uscirono i primi dischi di gruppi come Prodigy, Chemical Brothers, Daft Punk e quel tipo di suono ci ha sempre impressionato. In più c’erano la jungle, la drum and bass e tutti i linguaggi mutuati dal reggae, genere con più ritmi e stili in assoluto. E poi abbiamo avuto la fortuna di entrare in contatto con grandi artisti italiani, uno su tutti Franco Battiato, che hanno dimostrato di poter fare musica pop con un linguaggio più colto, all’insegna della ricerca e della sperimentazione”.

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