Venerdì, 06 Dicembre 2019
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LE INDAGINI

Il manager di Sant'Agata morto in Croazia, arrestati armatore e skipper della barca su cui viaggiava

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Eugenio Vinci

Il proprietario e lo skipper dello yacht nel quale è morto il manager di Sant'Agata di Militello, Eugenio Vinci per avvelenamento da monossido di carbonio, sono stati arrestati per aver installato un motore nella barca senza seguire le norme di sicurezza, causando la fuoriuscita dei gas tossici.

Lo ha reso noto la polizia croata. Si tratta, secondo la polizia, di un uomo di 23 anni ed uno di 27 anni, entrambi croati. Due dei bambini che erano in barca e altri amici, tra cui il sindaco di San'Agata, Bruno Mancuso, sono ancora ricoverati in gravi condizioni.

In base alle indagini della direzione della polizia di Spalato-Dalmazia, il motore sarebbe stato installato l'8 agosto. Armatore e skipper non avrebbero seguito le norme di sicurezza, inserendo nel vano motore un generatore a benzina che si raffredda ad aria.

Una volta avviato, il motore ha iniziato a sprigionare gas tossici che hanno raggiunto anche le cabine, avvelenando il manager e i due ragazzini, un bimbo di 4 e una ragazzina di 11 anni. Ricoverati all'ospedale di Spalato, i giovani sono ancora in pericolo di vita.

La fonte del gas tossico che ha causato la morte martedì scorso del manager siciliano Eugenio Vinci e l’avvelenato di altri cinque turisti italiani è un generatore a benzina, installato sulla barca a vela contrariamente alle le norme di sicurezza e i regolamenti. Per aver infranto i regolamenti e agito contrariamente alle specifiche norme tecniche relative al funzionamento della barca, ieri sera a Hvar, cittadina sull'omonima isola dalmata, sono stati arrestati il proprietario dell’imbarcazione, un uomo croato di 23 anni, e lo skipper, di 27 anni. Entrambi sono sospettati di «reati contro l’incolumità pubblica» aggravati dal fatto che il loro comportamento ha causato la morte di Eugenio Vinci. I due hanno trascorso la notte in custodia cautelare e tra breve saranno condotti davanti a un giudice istruttore che dovrà decidere sul loro trattenimento in carcere. La pena prevista in Croazia per questi reati è da un minino di uno fino a un massimo di otto anni di reclusione.

La stampa croata ipotizza che recentemente sulla barca a vela si fosse guastato il generatore a diesel e che i due avessero deciso di sostituirlo con uno a benzina che si raffreddava ad aria. L’inchiesta ha stabilito che l’istallazione del generatore sostitutivo è avvenuta l’otto agosto scorso. L'uso di simili generatori a benzina è proibito sulle imbarcazioni e sono di solito adoperati nell’edilizia e in aree aperte e ben arieggiate. Dal generatore nella notte tra lunedì e martedì è fuoriuscito il monossido di carbonio che ha poi raggiunto le cabine dei turisti italiani.

Il proprietario e lo skipper si sono dichiarati innocenti nella prima fase dell’inchiesta che li vede sospettati di aver causato il decesso del manager siciliano. Lo riferisce la stampa croata. Entrambi sono stati arrestati ieri sera sull'isola di Hvar e oggi il giudice istruttore della magistratura di Spalato ha per ora concesso la libertà provvisoria. I due uomini hanno dichiarato di aver prestato pronto soccorso ai turisti italiani intossicati e di essere in uno stato di shock. Il proprietario del caicco Atlantia, noleggiato delle tre famiglie siciliane per una settimana di vacanze in Croazia, e lo skipper della barca sono sospettati di «reati contro l'incolumità pubblica» aggravati dalla morte di una persona.

La procedura giudiziaria è ancora in una fase molto precoce e ora bisogna attendere la conclusione di tutte le perizie tecniche dopo le quali la
magistratura potrà formalmente incriminare i due croati.

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