«Pacificazione». «Collaborazione». «Aiuto reciproco per superare certi ostacoli»: dinamiche che, come spiegato in conferenza stampa dal procuratore aggiunto Rosa Raffa, caratterizzano i rapporti tra i vari gruppi malavitosi attivi a Messina.
Sulla stessa lunghezza d’onda il gip Salvatore Mastroeni, che nella sezione dell’ordinanza dedicata alle esigenze cautelari dell’operazione “Fortino”, che martedì ha portato a 17 arresti, si sofferma anche sui legami tra gli Arena e altri soggetti con un “curriculum” criminale di tutto rispetto.
Un’associazione, quella radicata a Valle degli Angeli e sgominata dalla Squadra mobile e dalla Procura di Messina, «in cui ogni singolo componente», pure «il gregario» o il «mero ladro», vanta «capacità di reati e pericolosità ad ampio spettro di livello non comune».
Ma può anche capitare che gli Arena «non appaiono protetti dalla sorte» e subiscono azioni delittuose. Nel febbraio 2016, ad esempio, la polizia registra una conversazione tra Francesco Arena e Bartolo Bucè relativa a un furto consumato nel domicilio della suocera del primo, in relazione al quale «Arena manifestava propositi bellicosi».
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