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Mattia Villardita e la carezza di Spiderman al cuore dei bimbi che soffrono. Un messinese "supereroe"

Ma adesso…"adesso vorrei che voi chiudeste gli occhi e pensaste a che supereroe vorreste essere. Ecco, siete pronti a diventarlo?"

Che poi quella maschera è probabilmente il modo più nudo di mostrarsi e mettersela è forse il modo migliore per togliersela. Il "tra-vestirsi" che si compie nel suo senso più profondo, attraversando storie che s'intrecciano di fili sottili come le tele.

Lui, Mattia Villardita (cognome che, al di là dell’accento ligure, tradisce origini messinesi di Reitano. Lì è nato papà Salvatore, che poi ha sposato mamma Carmela. “Lì c’è ancora famiglia, una parte della mia infanzia è laggiù”) nella vita di tutti i giorni è impiegato portuale, ha 28 anni e quando non lavora si veste da Spiderman e va nelle corsie ospedaliere di tutta Italia a regalare tempo e medaglie, “perché io sono solo un uomo in costume ma i bambini, sono loro i veri supereroi”.

Questa sua storia comincia dal Mattia che in quella realtà, tra i reparti, c’è stato dentro. Paziente del Gaslini fino a 19 anni “per una malformazione congenita”, proprio quando era lì, un bimbo piccolo nei corridoi giganti, “immaginavo spuntasse il mio supereroe preferito. Non è mai arrivato e allora ho deciso, crescendo, di diventare io stesso Spiderman per i bambini come me”.

Molte volte si preferisce non vedere la sofferenza intorno, proteggersi voltando lo sguardo. Tanto finchè capita agli altri si può fingere non capiti a nessuno. Mattia no, lui ha scelto di tornare a vederli quegli sguardi che erano stati il suo stesso sguardo, “bimbi con le loro famiglie come eravamo me e la mia famiglia”. Ha scelto di aderire, di stringere, si è fatto forte per dare forza, per illuminare l’ombra, per tracciare la resistenza. Perché usciti da lì, “a chi chiede loro com’è andata possano quantomeno rispondere… ho incontrato Spiderman!”.

Al dolore dei bambini non ti abitui mai. Spesso sanno di star male, ma altrettanto spesso non lo sanno neanche il motivo per cui sono lì. Quello lo leggi nei volti dei genitori. E allora, “dove si può, sbuco dalla finestra per rendere l’incontro ancora più autentico. Quando non si può chiedo l’aiuto dei pompieri. Tanto alla fine loro appena vedono Spiderman, per rocambolesco che sia l’arrivo, sono felici e basta”. Tanto alla fine, “che tu sia Spiderman, un pompiere, un poliziotto, un medico… conta solo essere umani”.

I riconoscimenti dalla sua Reitano, dalla Regione Liguria, dallo Stato. Il presidente Mattarella che lo ha nominato Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica. La fiducia, il simbolo del bene, i rapporti nel tempo, al di là del momento, oltre la semplice apparizione ospedaliera (“Io ovviamente vorrei rivedere tutti, sui social, nella mente li rivedo sempre”).

E poi, tra i tanti incontri di piccoli ne ha incontrato uno un tantino più grande. Ha abbracciato Papa Francesco, se n’è accorto il mondo.

“Ero agitato. Gli ho donato una maschera che non utilizzavo più spiegandogli che attraverso quella giornalmente vedo sofferenza. Mi ha stretto fortissimo le mani, mi ha ringraziato, mi ha donato un rosario che è sempre con me”. Intanto nella piazza la gente urlava Spiderman anziché il nome del Papa (due supereroi che si incontrano non è roba da tutti i giorni). Un colpo d’occhio e uno al cuore. “E’ stato un incontro reciproco, io il primo Spiderman ad incontrare il Papa e lui il primo papa ad incontrare Spiderman”.

Da un grande potere derivano grandi responsabilità, disse lo zio Ben a Peter. E Mattia continuerà ad essere Spiderman “finchè riuscirò ad entrare in questo costume”.

Ma adesso…"adesso vorrei che voi chiudeste gli occhi e pensaste a che supereroe vorreste essere. Ecco, siete pronti a diventarlo?"

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