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Beni dal boss alla figlia, gli Sparacio a Messina: tra locali e il funerale che sfidò il covid VIDEO

«Ma quello che risponde al telefono, lui si deve stare dietro al banco... va e rimproveralo... non deve rispondere lui al telefono... cos'è questo bordellino... lunedì se ne deve andare, troppo babbo è...»

«Ma quello che risponde al telefono, lui si deve stare dietro al banco... va e rimproveralo... non deve rispondere lui al telefono... cos'è questo bordellino... lunedì se ne deve andare, troppo babbo è...». Parlava così Salvatore Sparacio, 46 anni, scontento per il comportamento di un banconista del bar, nel centralissimo corso Cavour, strada per eccellenza della movida messinese, che aveva risposto al telefono, e per questo doveva essere licenziato.

Per le indagini del Gico della Guardia di Finanza di Messina, dall’intercettazione emerge come Sparacio prendesse decisioni al posto della figlia Stefania, 26 anni, finita oggi agli arresti domiciliari per intestazione fittizia di realtà societarie, beni immobili e autovetture, che sarebbero riferibili al padre nell’ambito dell’indagine coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Messina che ha portato anche al sequestro di beni per oltre un milione di euro. Per la procura la donna era un mero 'schermò del padre, consapevole del rischio di incorrere in provvedimenti di sequestro in relazione alla sua caratura criminale.

La gestione economica dei locali da parte di Sparacio emerge anche da altre intercettazioni: «Gli dobbiamo dare una stretta alle spese... sono due giorni che faccio spese in continuazione e non va». Da qui il provvedimento che ha portato ai domiciliari la donna e al sequestro due bar-ritrovo di corso Cavour, una quota pari al 25% di una srls, con sede a Messina, operante nel settore della consulenza pubblicitaria, due fabbricati, un’automobile e denaro contante per 15 mila euro, il tutto per un valore complessivo di stima pari a un milione e centomila euro.

Salvatore Sparacio è nipote dello storico boss Luigi Sparacio divenuto collaboratore di giustizia e figlio di Rosario. Proprio i funerali del padre Rosario, avvenuti in pieno lockdown, nell’aprile 2020, destarono scalpore e un vespaio di polemiche per il modo in cui fu reso onore alla salma in violazione delle norme anti Covid in vigore all’epoca.

Il corteo funebre, con diverse persone a piedi e in auto, mentre accompagnava il feretro, si fermò davanti ad una sala biliardi. Ad aprile scorso, Salvatore Sparacio è stato coinvolto nell’operazione «Provinciale» su un gruppo mafioso facente capo allo stesso boss operante a Fondo Pugliatti.

Proprio la sala biliardi e il business delle scommesse furono al centro dell’indagine che rivelò come il gruppo potesse vantare consolidati rapporti con dirigenti maltesi di notissimi brand di settore, tanto da spuntare provvigioni del 40% sugli incassi delle scommesse.

Recentemente il Tribunale del Riesame ha riconosciuto l’esistenza e l’operatività autonoma del clan mafioso facente capo Sparacio, inizialmente ritenuto subordinato al clan facente capo a Giovanni Lo Duca. Per il Riesame non c'era sudditanza del primo nei confronti del secondo, piuttosto tra loro c'era «rapporto di non belligeranza in forza del quale il referente di un gruppo criminale interviene nei momenti di difficoltà attraversati dal gruppo concorrente», così disponendo l’aggravamento della misura cautelare nei confronti di Mario Alibrandi e Antonio Scavuzzo, inizialmente posti ai domiciliari e poi condotti questo mese, rispettivamente, nelle carceri di Messina e Caltanissetta.

© Riproduzione riservata

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