Lunedì, 06 Febbraio 2023
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Messina, la gioia della comunità marocchina esplode in famiglia o a casa di amici

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Il Marocco sogna e fa sognare. La nazionale del ct Walid Regragui ha già scritto la storia: per la prima volta ai quarti di finale di un Mondiale e unica nazionale del mondo arabo ad aver raggiunto un traguardo così importante.
La vittoria ai rigori sulla favorita Spagna ha trasformato i “Leoni dell’Atlante” in veri eroi e ha fatto esplodere la gioia rossoverde in Marocco, in Europa, soprattutto in Spagna e in diverse città italiane. Da Milano, Torino, Verona, Roma, fino a Reggio Calabria; meno a Messina, dove la festa è stata più riservata e intima. Pochi i marocchini in città, che hanno preferito vivere l’evento in famiglia o con amici. Come Ghazi Lekbir, insieme ad altri quattro ragazzi: «Ci aspettavamo di vincere anche senza i rigori. Non è stata una sorpresa, perché abbiamo giocatori che danno l’anima. Non abbiamo paura di uscire», ha commentato fiducioso, pensando alla prossima sfida con il Portogallo: «Vinciamo o perdiamo, siamo sempre con il Marocco. Sarà una partita più difficile», ha aggiunto Ghazi, cuoco di 34 anni e da 12 a Messina. Ora si guarda avanti: «Il sogno è la Coppa del Mondo, ma speriamo di andare avanti più possibile, anche se ci sono squadre più forti».
Sorpresa e felice la 30enne Amel Abdeddine: «La Nazionale ci ha fatto un bel regalo. Abbiamo pareggiato contro una squadra forte come la Croazia, non avrei immaginato di vincere contro il Belgio, poi il Canada e ancora non ci rendiamo conto di aver battuto la Spagna, in una partita molto sentita». E ora il Portogallo: «È meno sentita, ma non è da sottovalutare. Sono fiduciosa, ma comunque sono già contenta perché nessun paese arabo è mai arrivato ai quarti, sono orgogliosa», ha spiegato, dopo aver seguito la partita in famiglia: «Abbiamo preparato un piatto e il the marocchino. Ci siamo commossi e sentito i parenti di Verona e in Marocco».
Felicità in famiglia anche per le sorelle Magda e Fatima Amassafi, 27 e 31 anni, dal 1998 in Italia: «Sono fiera del mio Paese. In tante città c’è stata festa in strada, mentre qui siamo pochi, si preferisce in famiglia e amici, ma sarebbe bello condividere queste emozioni», ha affermato Magda, sperando in un maggiore coinvolgimento dei connazionali: «Mi piacerebbe organizzare qualcosa e tifare insieme, magari un maxischermo se il Marocco dovesse andare avanti». Un modo per creare un legame sempre più forte. «È stata una bella sorpresa. Ora siamo nella fase calda contro le squadre più forti. Sicuramente il Marocco è stato sempre sottovalutato, ma i calciatori giocano soprattutto in Europa e sono preparati», ha aggiunto Fatima che ha rivelato: «Mia madre urlava e ballava. È nata e cresciuta in Marocco ed è stata come una rivalsa».
«La nostra nazionale è stata l’orgoglio del popolo marocchino, del continente africano e, in generale, del mondo islamico, perché ci ha unificato ancor di più. Una vittoria incredibile, inaspettata. Speriamo adesso che Allah ce la mandi buona anche ai quarti», sono le parole di Iman Sadeq che ha gioito in famiglia con brindisi finale con the marocchino. Tradizione, ma anche il sostegno di appassionati italiani e del marito Omar che, da egiziano, ha tifato Marocco. Così come Mourad Khachine, tunisino di 56 anni, dal 1985 a Messina: «È una grande gioia per il mondo arabo. Dispiaciuto per la Tunisia, ma contento per il Marocco. Mi aspettavo che vincesse e spero che arrivi in semifinale».

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