Giovedì, 05 Agosto 2021
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Enzo, il papà che a Messina porta avanti i sogni spezzati del suo Claudio

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Per lui non esistevano storie da ignorare. In ogni volto incrociato c'era nascosta, oltre quello che gli altri chiamano limite, una forza latente da far emergere. Per superare le sofferenze interiori, il pessimismo, e anche l'apatia.
La vita del musicista Claudio Paci, apprezzato musicoterapeuta, ha due fasi. La prima, terrena, si è fermata la maledetta notte del 12 dicembre del 2019 sull'autostrada Messina- Palermo a bordo della sua auto. A soli tre mesi dal matrimonio con Federica, l'amore di una vita. E la seconda ha preso vita quando suo papà, Enzo, si è reso conto che il suo adorato figlio viveva al di là del corpo e i segni che aveva lasciato sulla terra sembravano suggerirgli che doveva asciugare le lacrime e adoperarsi per costruire il “Bene”. Bene che lo ha portato in Sierra Leone per un progetto speciale. Ma procediamo per gradi.
«Sapevo che mio figlio fosse speciale – racconta Enzo – ma devo dire che molte cose le ho scoperte dopo la sua scomparsa. Claudio non era soltanto un musicista molto apprezzato, ma anche un musicoterapeuta stimato che si prendeva cura dei bambini con grandi difficoltà. Bambini autistici, con deficit cognitivi e ritardi psicomotori e altre patologie che aiutava con il potere terapeutico della musica. E il denaro non rappresentava un ostacolo perché chi non poteva pagare non doveva essere tagliato fuori. Era una regola non scritta spiegata all’inaugurazione del nostro studio che abbiamo messo in piedi con tanti sacrifici». Sensibilità e umanità erano i tratti distintivi di questo giovane, che si è distinto pure poche ore di morire, pensando al suo prossimo: «Quella notte veniva dalle prove. Era entusiasta. Aveva appena firmato un contratto e doveva girare con un gruppo calabrese. Aveva tante collaborazioni, anche con nomi altisonanti, come Tony Canto, Antonella Ruggiero, anche se non si vantava. L'ultima sua azione risale proprio alla notte in cui tutto apparentemente finì. Incrociò nella suo percorso un ragazzo extracomunitario che gli chiese aiuto per tornare a casa. Claudio gli comprò il biglietto ma i suoi passi si interruppero bruscamente prima di raggiungere le sua di casa. Lì, davvero a pochissimi km».
Un ragazzo cresciuto con la musica nelle vene, e un tamburello, compagno di viaggio già a 4 anni. E che seguiva suo papà in posti traboccanti di solitudine e pregiudizio: «In passato feci un progetto all' Opg di Barcellona e mio figlio, che andava ancora alle medie, entrò nelle celle insieme a me e raccogliemmo le poesie per trasformarle in canzoni. E allora uscì un libro e un disco dove si vede e sente Claudio percussionista. Ma il messaggio dirompente che gli trasmisi e che tutti hanno un lato buono. Anche coloro che si sono macchiati di brutte azioni».
Ma come nasce il ponte con l'Africa? «Questo progetto nasce – ha precisato papà Enzo – perché mio figlio amava l'Africa e il suo ritmo in maniera viscerale, tanto che per il viaggio di nozze l'aveva scelta come meta. E siccome lui era un generoso che amava i bambini, soprattutto fragili, cercavo un posto lì dove fondare una sala musicale da intitolargli che potesse offrire la possibilità di fare musica». In pieno lockdown Enzo ha messo in piedi il tutto e ha cominciato a raccogliere alcuni brani, tra cui quelli composti assieme al figlio, per dare vita ad un cd, "Dedicata", realizzato con la "Borgo Antico band", che sta permettendo insieme alle offerte volontarie di finanziare una sala musicale. E la rete di conoscenza è stata importante per trovare il posto giusto e incastrare buoni propositi con la realizzazione : «Un mio collega di arte, l'architetto Salvo Currò, mi ha parlato della Sierra Leone e di una missionaria, Maria Teresa Nardello, che gestisce una scuola a Lakka con studenti molto particolari: bambini soldato, orfani di guerra e studenti diversamente abili. E così lei intercedendo con il sindaco del luogo mi ha dato l'opportunità di realizzare lì la grande aula di musica che è stata già ristrutturata e che bisognerà rendere viva con gli strumenti musicali». Ma l' esterno non è da meno, perché un ragazzo speciale, Alì, sordomuto, ha lavorato con passione per realizzare un grande murales con il volto del giovane musicista che amava ripetere: «Il tempo è un problema ma il ritmo è una scelta». Intanto il signor Paci va avanti con una nuova vocazione che commuove: «Dalla tragedia – conclude – mi fa piacere che nasca vita. E credo di aver trovato una nuova missione. Tendere una mano a chi ha bisogno. E poi desidero che la sua memoria non scompaia ma sopravviva. La sua arte e la sua umanità devono mettere radici e io, da padre, posso continuare la sua opera. Alla fine ci siamo solo scambiati i ruoli. Adesso Claudio guida me ».
Claudio Paci, classe 1988, era un musicista milazzese a tutto tondo, apprezzato percussionista, batterista e musicoterapeuta. Aveva iniziato da bambino suonando tutto ciò gli capitava sotto mano, dedicandosi poi allo studio di particolari strumenti a percussione latini, orientali e siciliani popolari. A Cuba aveva studiato le percussioni afro-jazz, all' Avana e nella Regione di Guanabacoa con il re delle percussioni Josè Luis Quintana detto Changuito. Poi, alla Music Academy di Reggio Calabria e si distinse al corso preaccademico di Patti convenzionato con il Conservatorio di Messina. Aveva conseguito inoltre diversi diplomi e titoli in varie scuole internazionali tra cui Milano. E sempre nel capoluogo lombardo si era diplomato alla triennale di musicoterapia psicodinamica. Il papà Enzo dopo la tragedia ha portato avanti i sogni di Claudio pubblicando il cd "Dedicata", registrato dalla "Borgo Antico Band", dove spiccano anche "Vasata du Signuri " e "Risorgi Sicilia", scritti da Enzo ma composti e arrangiati dal figlio. E proprio "Risorgi Sicilia" vede la partecipazione di ben 54 persone tra artisti, musicisti e gente comune. Un inno alla vita che esorta il nostro popolo a rialzarsi.

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