Martedì, 27 Settembre 2022
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A Milazzo realizzato un plastico sull'assedio spagnolo del '700

Terminato nelle sale del Mastio normanno-svevo, dopo quattro anni di lavoro, il plastico che riproduce la vasta area compresa tra contrada S. Giovanni e via Regis, ossia il principale teatro del tragico assedio spagnolo che nel biennio 1718/19 tormentò la città di Milazzo. Il plastico, promosso dal Museo Etnoantropologico e Naturalistico “Domenico Ryolo” grazie alla disponibilità dei locali offerta dall’Amministrazione comunale, occupa quasi per intero una sala del Mastio (misura m. 2,50×2,40) ed è stato curato dal modellista messinese Salvo Barresi e dai soci della Società Milazzese di Storia Patria, Pippo Pandolfo ed Edoardo Schepisi, i quali, sulla base di un’attenta disamina delle coeve fonti d’archivio e soprattutto della dettagliatissima cartografia custodita presso il Kriegsarchiv di Vienna, hanno fedelmente riprodotto con certosina pazienza le mura urbiche che allora cingevano il centro urbano, i ruderi dei fabbricati civili distrutti dalle bombe, le opere militari, i vigneti devastati dal transito delle truppe e le divise dei diversi reggimenti impegnati nello scontro bellico.

Il plastico, nato quale appendice della mostra sull’Assedio allestita dai volontari di Storia Patria e visitabile da ormai 4 anni nelle sale del Mastio, intende offrire al turista in visita al Castello una nuova attrattiva, in grado di stuzzicare la curiosità di grandi e piccini, ma soprattutto intende offrire un approfondimento conforme alla storia e all’identità della cittadella fortificata, mettendo dunque in risalto la dimensione militare che ha caratterizzato nei secoli lo stesso bene culturale. Ad affiancare il plastico, costato a Storia Patria ben 6.000 ore di manodopera e qualche migliaio di euro di materiali, il grandioso modellino della “Barfleur”, la nave ammiraglia della flotta di sua maestà britannica che approdò a Milazzo proprio durante l’Assedio del 1718/19. Opera di un altro socio di Storia Patria, il modellista Lorenzo Neri, che l’ha donata al Museo Ryolo, urge adesso, così come il plastico, di una teca che la preservi dalla polvere e dagli atti vandalici.

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