Venerdì, 20 Maggio 2022
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Quell'idrovolante inglese che nel 1935 si schiantò contro Dinnammare: 9 i morti. LA STORIA

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L’inizio della fine è racchiuso in una foto carica di tristezza: mostra il corteo funebre celebrato al porto di Messina. Le bare, che attraversano il picchetto militare in alta uniforme della Regia Marina Italiana e delle Autorità del Regime Fascista, custodiscono le spoglie di alcuni aviatori inglesi. E proprio sul retro di questa immagine è incisa, con una penna stilografica, la seguente frase: «Le salme di aviatori inglesi vittime di un incidente aviatorio a monte Dinnammare (Messina) vengono portate a spalla da marinai italiani sull’incrociatore inglese HMS Durban. Mancano pochi mesi allo scoppio delle ostilità». A descrivere questo passaggio tragico della storia della città dello Stretto è Salvo Fagone, ricercatore, storico e scrittore, esperto di Seconda guerra mondiale, che si è avvalso della preziosa collaborazione di Antonio Bonanno, collezionista di scatti di guerra.

Quella immagine e quelle parole rappresentano, quindi, l’epilogo di una storia iniziata nel villaggio di San Filippo. È il 15 febbraio 1935, quando quattro grossi idrovolanti Singapore Mark III lasciano Napoli insieme, per dirigersi verso la base della Royal Air Force di Kalafrana, sull’isola di Malta. Intorno alle 11.15, a causa della fitta nebbia, il velivolo K3595 impatta contro il monte Dinnammare, nei pressi del villaggio di San Filippo. Nello schianto, il pendio roccioso si disintegra, l’aereo si polverizza e tutte le persone a bordo, ossia i nove membri dell’equipaggio, perdono la vita. Un contadino, testimone oculare, racconta che l’idrovolante è andato in picchiata in diagonale con un’ala in su e quella bassa avvolta dalle fiamme. Vani gli immediati soccorsi. I cadaveri vengono portati nella chiesetta di San Filippo, dove alcune donne con grande umanità e misericordia cristiana recitano il rosario. Un fatto questo, che sorprende i primi inglesi accorsi. I morti sono Cyril Noton Allen, nativo di Glamorgan, che avrebbe dovuto sposarsi il 28 giugno dello stesso anno. Per 13 anni ha prestato servizio nella Raf. In una lettera spedita a casa, qualche giorno prima, ha scritto: «Lasciamo Napoli questo fine settimana e speriamo di arrivarci senza ulteriori problemi».

Leggi larticolo completo sull'edizione cartacea di Gazzetta del Sud - Messina

 

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