Venerdì, 30 Settembre 2022
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Messina, il rispetto per ogni donna va coltivato. L'impegno di "Evaluna"

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Continua il nostro viaggio tra le strutture impegnate sul territorio nella lotta alla violenza di genere. La presidente di “Evaluna”: «È una questione culturale, di formazione ed educazione»

«Va cambiata la cultura», soprattutto, «si dovrebbe lavorare molto sui minori, sulla cultura del rispetto dell’altro ed anche sull’educazione sessuale e sentimentale». Pone l’accento su formazione ed educazione Cettina Restuccia, presidente di “Evaluna”, un’associazione che solo di recente ha ottenuto l’autorizzazione al funzionamento del Cav ma che da tantissimi anni si occupa di dare sostegno alle donne vittime di violenza ed alle famiglie. Come assistente sociale Cettina Restuccia tocca con mano ogni giorno il disagio di tante donne, molte volte sono storie dolorose e tragiche ma anche storie positive e di riscatto. Cambiare il modo di pensare è dunque il primo passo: «Purtroppo – spiega – ancora oggi assistiamo al fatto che a causa di gravidanze precoce o alla presenza di figli, molte donne restano vittime di chi le maltratta per mancanza di un welfare calibrato sulla maternità. Nei nostri territori, questo è ancora un grosso peso che va assolutamente sradicato ma soprattutto va cambiata la cultura che ancora non agevola l’autonomia delle donne, mancano i servizi rivolte alle madri e il nostro welfare è basato sui nonni e questo pone un problema relativo alla violenza economica che è enorme all’interno delle famiglie».

Se questo è difficile per le donne italiane ancora più complicato è per le straniere, come le migranti, che spesso devono fare fronte anche ad altri ostacoli. Proprio sul fronte immigrazione l’associazione Evaluna è molto attiva: «Per le donne straniere – prosegue – attiviamo una procedura speciale prevista dall’art. 18 bis, una parte della normativa di tutela a favore delle donne vittime di violenza che consente, a chi non è in regola con il permesso di soggiorno, di potersi sottrarre alle violenze ottenendo un permesso di soggiorno speciale».

Alle donne, viene offerto l’accompagnamento in tutto il percorso, dall’assistenza legale gratuita a prescindere dal reddito, all’accompagnamento ai servizi, l’assistenza psicologica, l’accompagnamento nell’aiuto nella ricerca lavoro, per alcune sono state attivate anche tirocini formativi in azienda per acquisire particolari competenze per l’inserimento nel mondo del lavoro. »Abbiamo avuto il primo permesso di soggiorno in tutta Italia nel 2013, l’abbiamo ottenuto per una minore nel passaggio all’età maggiore, nell’arco del tempo ne abbiamo avuti cinque, numericamente è rilevante perché adesso è necessario un nulla osta da parte della Procura. Sono soggetti che rimangono nel territorio proprio grazie al fatto che possono convertire questo permesso per altre motivazioni tra cui il lavoro. Le donne straniere che si presentano ai servizi sono sempre maggiori, è un segnale positivo perché vuol dire che queste persone hanno fiducia nel sistema italiano di protezione, la stessa cosa vale per le italiane sono sempre di più quelle che si rivolgono ai Centri antiviolenza. Nei primi tre mesi di Centro antiviolenza abbiamo avuto 50 richieste di accoglienza , è un segnale positivo perché prima era un fenomeno molto più sommerso, certo occorrono delle accortezze in più se ci si occupa di straniere perché c’è bisogno della mediazione culturale per accompagnare le donne nei vari servizi, ma il lavoro che viene svolto è comunque simile a quello per le italiane».

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