Venerdì, 24 Settembre 2021
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IL PROGETTO

"Autismo 0-90", l'associazione "RispettoMessina" a sostegno delle famiglie con minori e ragazzi autistici

autismo, Messina, Salute
Il Policlinico di Messina

Il gruppo di iniziativa civica "RispettoMessina" è solidale con le associazioni di famigliari di minori e ragazzi che soffrono di disturbo di spettro autistico. Associazioni che da tempo hanno sollevato i gravi problemi cui andrebbero incontro i loro figli nel caso in cui dovesse essere chiuso e non rinnovato il programma interdipartimentale “Autismo 0-90”,coordinato dal prof. Antonio Persico, ed attuato al Policlinico Universitario. Tale importante servizio verrebbe interrotto a causa della indisponibilità delle risorse finanziarie necessarie per rinnovarlo in tutti i suoi aspetti, ed era stato possibile attivarlo grazie ad un finanziamento di circa tre milioni di euro del Ministero dell'Economia e del Ministero della Salute inserito nella legge finanziaria del 2017.

Siamo quindi di fronte, ancora una volta, alla chiusura annunciata di un servizio sociosanitario importante e delicato, che richiede l'impiego di particolari specificità professionali, ma indispensabile per i ragazzi e le ragazze che soffrono di autismo e per le loro famiglie residenti non solo a Messina città. «Sarebbe quindi opportuno, anche se non comprendiamo come ciò non sia stato programmato prima, individuare subito risorse aggiuntive per mantenere il servizio. Compito che spetterebbe inizialmente all'istituzione Universitaria che avrebbe dovuto impegnarsi per rinnovare e rifinanziare un progetto innovativo, che è stato indicato come “progetto pilota” nel settore - scrive “RispettoMessina” -. Ma che puo recuperare il tempo perduto istituendo un tavolo operativo che veda insieme anche la Regione, l'Asp, il Comune di Messina o altri Comuni del distretto sanitario in cui risiedono soggetti affetti da autismo, l'Ufficio scolastico provinciale ed il Cnr di Messina impegnato da qualche anno su progetti rivolti a soggetti autistici, invitando a partecipare le associazioni dei familiari e gli stessi ragazzi, per individuate una soluzione definitiva e non temporanea per il servizio di assistenza. Ed, ancora una volta, dobbiamo riscontrare come questa città non riesca a trovare le sinergie necessarie per far proseguire esperienze positive e talvolta di eccellenza. E nel caso particolare perché non pensare di recepire le risorse necessarie nell'ambito degli interventi che si stanno adottando per fare fronte alla drammatica crisi sanitaria e sociale che stiamo vivendo, investendo sempre di più, anche a livello locale, nella tutela della salute delle tante persone fragili, come i soggetti autistici, e non solo. Anche perché da questa terribile pandemia bisognerà comprendere che non sarà tutto come prima e ne usciremo migliorati o peggiorati. E per uscire migliori dobbiamo guardare di più verso gli altri, superando la prigione dell'egoismo in cui siamo rinchiusi senza accorgerci di quello che avviene “oltre”. Ed e cosi che noi singoli soggetti o noi istituzioni non riusciamo a prendere pienamente coscienza della sofferenza e delle sofferenze degli altri. E non si comprende che solo se ci si prende cura di chi soffre ed è “fragile”, ci si prende cura di tutti, e si diventa una comunità “umana” che mettendo al centro i diritti ed i bisogni delle persone che soffrono di questo o di altri disturbi che ne condizionano pesantemente la vita, impara a sentire l'altro realmente come il “prossimo”».

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