Martedì, 29 Novembre 2022
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A Messina il boom del disgiunto: -10% Schifani, +10% De Luca. I dati di tutti i partiti

Cateno De Luca lo aveva più volte evocato come asso nella manica per arrivare al successo: il voto disgiunto. E la provincia di Messina, che ha premiato l’ex sindaco con una valanga di voti, ha risposto presente anche sotto questo profilo. Il voto disgiunto del Messinese è stato il più alto di tutta l’Isola, perfettamente speculare tra i due rivali: il 10 per cento in meno che Renato Schifani ha ottenuto rispetto alle sue liste, è andato tutto a vantaggio di Cateno De Luca, in una transumanza quasi scientifica di preferenze. Un dato replicato quasi fedelmente anche in città: -9% Schifani, +9% De Luca. Un dato talmente palese da far storcere il muso a qualcuno: «Possibile che sia tutto frutto del caso?», c’è chi maligna.
Fatto sta che per a Messina e provincia il percorso di De Luca è stato senza ostacoli: nettamente il candidato alla presidenza più votato, con ben 154.525 voti, pari al 52,55%. Un dato ancora più roboante nel capoluogo del quale De Luca è stato sindaco fino allo scorso febbraio: sfiorato addirittura il 60%, con Schifani che ha superato appena il 20% (29,24 in tutta la provincia).
È quasi un’ovvia conseguenza che a imporsi come primo partito sia stato il neonato Sud chiama Nord, con il 25,43% in tutta la provincia, che sale al 31,57% in città. Per farsi un’idea delle proporzioni, i partiti piazzatisi al secondo posto sono distantissimi: Forza Italia in provincia, con il 13%, e Fratelli d’Italia in città, con il 9,87%.
Irrisori i numeri degli altri candidati alla presidenza: Caterina Chinnici si è fermata sotto poco sotto l’11% in provincia, poco sopra in città, sostanzialmente in linea con le uniche due liste. Stesso discorso per il candidato del Movimento 5 Stelle, Nuccio Di Paola, tra il 6 e il 7 per cento. Percentuali da “zero virgola” per Gaetano Armao (che supera l’1% nel capoluogo) ed Eliana Esposito.
È interessante il confronto con quanto avvenuto cinque anni fa, alle elezioni regionali che nel 2017 consegnarono il governo regionale a Nello Musumeci. Allora De Luca partecipò alla contesa con Sicilia Vera in “tandem” con l’Udc, motivo per cui è difficile un parallelismo: per la cronaca, quella lista ottenne il 7 per cento circa, con lo stesso De Luca eletto all’Ars (per poi cedere il posto a Danilo Lo Giudice, oggi fuori dai giochi).
Clamoroso il crollo del Movimento 5 Stelle: nel 2017 fu di gran lunga il primo partito, nel periodo forse di maggior grazia dei grillini, ottenendo il 19,74% in provincia e addirittura il 23,54% a Messina città. Questo significa che in cinque anni i pentastellati hanno perso, rispettivamente, il 13 ed il 16 per cento. Un dato, del resto, anticipato dalle scorse Amministrative di Messina, in cui il M5S, da prima forza politica, si è ritrovata dopo quattro anni fuori dal consiglio comunale.
Grosso calo anche per Forza Italia, -10% in tutta la provincia, -11% in città (ma si tenga conto che 5 anni fa pesavano gli oltre 17 mila voti di Genovese, oggi negli Autonomisti). Più contenuto quello del Partito democratico, che perde il 3% sia in provincia che in città. Fratelli d’Italia, oggi terzo partito a livello provinciale col 12,50%, nel 2017 corse insieme alla Lega (insieme raggiunsero il 7%), ma Diventerà Bellissima, oggi unificata ai meloniani, da solo sfiorò l’8%. Quest’anno, infine, la Lega resta ai margini: 5,5% in provincia, 3,17% in città.

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