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LA RIFLESSIONE

Lo show delle dimissioni "farlocche" a Messina? Ce lo saremmo risparmiati

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Perché in fondo lo ha ammesso lo stesso Cateno De Luca, scegliendo quella colonna sonora a metà serata: questo è uno show, il suo show

Avevamo davvero bisogno di tutto questo? Al culmine di settimane che passeranno alla storia della città per la più grave strage silenziosa legata al Covid, era necessario mettere in piedi una sorta di lungometraggio, poco più breve di “Via col Vento” e poco più lungo di “Apocalypse Now”, per sommare in oltre tre ore il copione recitato pressoché quotidianamente da due anni e mezzo? Un “film” in prima serata, con tanto di intervallo orchestrato ad arte (sì, il “segnale” dato a colpi di penna s'è visto, sindaco), e pure l'intermezzo musicale preso in prestito dai Queen per dire che sì, “The show must go on”.

Perché in fondo lo ha ammesso lo stesso Cateno De Luca, scegliendo quella colonna sonora a metà serata: questo è uno show, il suo show. Con i suoi tempi, i suoi modi teatrali, i suoi nemici e fantasmi ed un pubblico non pagante col quale, evidentemente, ci si può permettere di utilizzare per sei volte in ventisei mesi l'arma delle dimissioni minacciate, rendendo una cosa seria - l'ipotesi di lasciare una città senza sindaco - una burla a cui nessuno può credere più.

Alle trovate istrioniche e d'effetto di De Luca abbiamo fatto l'abitudine, c'è chi le ama e chi non le tollera, nessuno si sorprende né si scandalizza (o almeno non più). Chi lo conosce o ha imparato a conoscerlo sa che De Luca è questo, prendere o lasciare. E chi lo conosce o ha imparato a conoscerlo ha dubitato forse solo per pochi istanti che alla fine quel foglio di carta con le dimissioni non l'avrebbe strappato anche stavolta. Forse il vero dubbio, ingenuo a questo punto, poteva sorgere sul fatto che magari persino il sindaco potesse porsi un limite, un confine da non varcare. Quello di risparmiare, ad una città che sta vivendo uno dei momenti più bui dai tempi del terremoto, l'agonia di non sapere se e fino a quando avrebbe avuto un sindaco.

E questo senza entrare nel merito delle ragioni originarie (il referendum “o io o La Paglia” non ha senso, né politicamente, né istituzionalmente) o di quelle futuribili (l'ostruzionismo di un consiglio comunale che ha sempre votato tutto e pressoché subito). Invece quel limite non esiste. Lo spettacolo doveva andare in scena. The show must go on. Ma ce lo saremmo volentieri risparmiati.

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