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IL DIBATTITO

Tunnel dello Stretto? Una boutade per non fare nulla

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Il Governo «esca fuori dal Tunnel». Lo chiedono la Regione siciliana, la Rete per le infrastrutture nel Mezzogiorno, tutti i comitati e le associazioni che da anni si battono in favore del Ponte sullo Stretto. E, in fondo, lo chiedono anche i paladini del No alla grande opera di collegamento tra le due sponde di Sicilia e Calabria, contrari sia al Ponte sia al Tunnel.

L'ipotesi avanzata dal viceministro dei Trasporti Cancelleri, e guardata con grande attenzione, se non addirittura fatta propria, dallo stesso premier Conte, ha un sapore amaro di derisione e di beffa nei confronti dei territori dell'Area dello Stretto che da decenni attendono di conoscere, una volta per tutte, il destino del collegamento stabile tra l'Isola e il Continente. Il Tunnel, come è stato detto, riproposto a intervalli regolari nel corso degli stessi decenni, è solo un'arma di distrazione di massa, un alibi, un paravento, una scusa per non fare nulla.

Nelle scorse settimane sull'argomento si è espresso con chiarezza uno dei massimi esperti in materia di studio dei territori, e dello Stretto in particolare, Gianluca Valensise, geologo e sismologo dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia. «Se me lo chiedessero - sono state le sue dichiarazioni - suggerirei di non perdere tempo con il Tunnel e di portare avanti invece il progetto del Ponte. Lo Stretto è uno dei punti più cruciali, dal punto di vista geodinamico, della Penisola: c'è l'Etna, il sistema delle Eolie e la faglia dello Stretto, tutto in quel triangolo. Il terremoto del 1908, magnitudo oltre i 7 gradi Richter, è stato un evento distruttivo ma non frequente, potrebbe verificarsi di nuovo tra mille anni; però è quello il parametro per valutare il rischio sismico dell'opera. E a una “botta” come quella potrebbe reggere meglio il Ponte del Tunnel.

Il terremoto produce due effetti, lo scuotimento del suolo e la fratturazione del terreno, la cosiddetta fagliazione superficiale. Se questa seconda eventualità interessasse il fondale marino, sotto al quale passa il Tunnel, la struttura verrebbe danneggiata, si aprirebbero crepe e infiltrazioni, con le conseguenze che potete immaginare. Mentre il Ponte sospeso, dopo una scossa anche violenta, risuona con periodi di decine di secondi; non la sente proprio. E i piloni potrebbero avere problemi solo se fossero costruiti esattamente sopra una faglia. Ma nei punti previsti dal progetto faglie importanti evidenziate non ce ne sono, mentre ci sono su tutto il fondo marino, documentate da studi trentennali. Poi dipende dalla profondità alla quale verrebbe costruito il tunnel. Più è profondo e più si riduce il rischio sismico legato a fratturazioni e infiltrazioni d'acqua. Ma per farlo più profondo bisogna farlo anche più lungo, per una questione di pendenze massime da rispettare, per il passaggio stradale e soprattutto per quello ferroviario. E quindi il costo dell'opera aumenterebbe in modo considerevole».

Ora, in un Paese serio, la classe politica dovrebbe fermarsi rispetto a idee cervellotiche, a progetti quanto meno discutibili, a manovre volte chiaramente (non sappiamo se chi le sta portando avanti ne sia consapevole o meno) a intorbidare le acque... dello Stretto, favorendo in tal modo investimenti in altre aree del Paese. E d'altra parte, lo ricordiamo ancora una volta, qualche giorno fa un autorevole esponente della compagine governativa, il ministro Giuseppe Provenzano (che, su questa materia, ha una delega altrettanto importante rispetto a quella del ministro dei Trasporti, visto che si occupa del Sud e della Coesione territoriale) ha liquidato sarcasticamente le iniziative improvvide di alcuni suoi “colleghi”, ironizzandoci su. Le ha definite «ipotesi fantasiose», quasi aspettandosi che, dopo il Tunnel, venga qualcuno a proporre una funivia o addirittura il sistema delle catapulte. Attenti, insomma, a non cadere nel ridicolo, è stato chiarissimo il messaggio del ministro del Sud.

E in questo contesto si registra anche il malumore del rettore dell'Università di Messina Salvatore Cuzzocrea, visto che l'Ateneo peloritano non è stato interpellato dalla Commissione che ha avuto l'incarico dalla ministra dei Trasporti Paola De Micheli di lavorare all'ipotesi Tunnel. Quando venne stilato il progetto del Ponte, invece, l'Università di Messina fu coinvolta e mise a disposizione tutte le proprie risorse, competenze e professionalità.

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