Martedì, 20 Ottobre 2020
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IL COMMENTO

I focolai di Coronavirus a Messina, nessuno dica che è colpa del Fato

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coronavirus, Messina, Sicilia, Editoriali

Se non ci fossero stati quei tre focolai, oggi potremmo dire che Messina rientrerebbe tra le città rimaste quasi indenni nel tragico computo delle vittime. E invece ogni giorno, come notai del lutto, siamo costretti a rinnovare le cifre di quella che comunque si sta rivelando una vera e propria “strage silenziosa”.

Fossero morti tutti d’un colpo, e insieme, oggi parleremmo di un evento atroce. Ma questa agonia di “vecchietti” (che poi non è l’età il discrimine, la vittima di ieri lo conferma), questo lento spegnersi di vite umane, se possibile, è ancora più crudele e inaccettabile.

Tre focolai, il primo dei quali, lo sappiamo tutti, si è concentrato in “Come d’incanto”, la casa di riposo diventata simbolo, suo malgrado, del passaggio del killer invisibile. Poi, ci sono l’Irccs Neurolesi e la casa di cura Cristo Re.

Non vogliamo anticipare quelli che saranno gli esiti delle inchieste della Procura. Ma neppure nascondere e far cadere quell’argomento che aveva tenuto tanto banco nei primi giorni dell’esplosione dell’emergenza e che ora è stato in qualche modo accantonato, perché gli spunti sono quelli offerti dalla cronaca quotidiana e dalla lotta all’emergenza. Ed è il tema connesso alla responsabilità di chi ha portato quel virus in quelle strutture e non avrebbe dovuto farlo.

Lo ripetiamo: la caccia agli untori è quanto di più assurdo e medievale (nel senso negativo del termine) possa oggi immaginarsi, e lo si vede dalle follie che hanno attraversato per settimane tutti i social network.

Ma il punto di partenza è sempre quello e ci riporta alla mente alcuni componenti dell’allegra compagnia di sciatori, arrivati da Madonna di Campiglio, o da altre località del Nord, e comportatisi – pur essendo medici, a volte, o comunque professionisti, anche noti in città – con un senso di irresponsabilità e di arroganza che rasenta, anzi no, che supera ogni limite e sfocia nel vero e proprio atto criminale. Non ci consolerà conoscere i nomi degli eventuali trasgressori dei divieti che, poi, hanno provocato la diffusione del contagio in strutture che avrebbero dovuto essere “protette”. Ma guai se qualcuno tenterà di convincerci che è stato tutto e solo volere del Fato...

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