Venerdì, 13 Dicembre 2019
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INVESTIMENTI

Le grandi opere "sospese", la mappa del governo lascia fuori la Sicilia

di
infrastrutture, paola de michelis, Messina, Sicilia, Economia
alta velocità ferrovie

Quella cartina indicante le grandi opere sospese ha un impatto devastante perché, più di ogni parola, di ogni annuncio, di ogni proclama, dimostra quanto l'Italia sia un Paese disunito, quanto abbiano comandato finora le regioni del Nord, quanto i Governi degli ultimi decenni abbiano derubato di sogni e di speranze le popolazioni del Sud. Non c'entra il solito piagnisteo meridionalista, la realtà dei fatti è lì, sotto gli occhi di tutti.

Terzo Valico Genova-Milano, la Tav Torino-Lione, la Pedemontana lombarda, il Mose, l'Alta velocità ferroviaria Brescia-Padova, il Passante di mezzo di Bologna, la Gronda di Genova, il Passante di Firenze: ecco le grandi opere. Poi, per “contentino”, troviamo la nuova pista dell'aeroporto di Salerno, il Ponte congressi Eur di Roma, la Sassari-Alghero in Sardegna e la Sibari-Roseto in Calabria. La Sicilia, in questa mappa, non esiste, è una macchia bianca e immacolata, senza puntini neri. E l'area dello Stretto, dopo che hanno fatto “sparire” l'idea stessa del Ponte, non è neppure sulla carta, visto che hanno disegnato Sicilia e Calabria attaccate, ma da chi? Da cosa?

Tornano a riaccendersi i riflettori sulle infrastrutture. Troppo evidente la sperequazioni tra Centro-Nord e Sud, e non sono sufficienti i miliardi di euro indicati nei vari impegni di Governo o Ferrovie dello Stato, perché se rimangono puntualmente sulla carta, non servono a far viaggiare i pendolari, a restituire fiducia nella continuità territoriale, a farci sentire parte di un'unica grande nazione.

Proprio le Ferrovie dello Stato nei giorni scorsi, presentando il loro Piano industriale 2019-2023, hanno ribadito «l'impegno del Gruppo per il Sud Italia, con una forte accelerazione degli investimenti». Un impegno che - dicono le Fs - «iguarda sia le infrastrutture, con circa 16 miliardi di euro (8,2 mld Rfi, 7,8 mld Anas), il 38% dei 42 miliardi di euro complessivi previsti nell'arco di Piano, sia la mobilità regionale e metropolitana su ferro e gomma con Trenitalia e Busitalia. Senza dimenticare lo sviluppo del turismo con i treni storici e le iniziative di Fondazione Fs italiane».

Spulciando il Piano, emerge «un investimento di oltre 1,3 miliardi di euro (in parte finanziati con fondi regionali) per il rinnovo della flotta di Trenitalia nelle regioni del Sud. Investimento che consentirà di acquistare circa 200 nuovi treni regionali, di cui 120 sulla base dei Contratti di servizio già sottoscritti».

Per quanto riguarda, invece, gli investimenti di Anas, il Contratto di programma 2016-2020 prevede circa 16 miliardi di euro di investimenti al Sud per la realizzazione e manutenzione di opere infrastrutturali, di cui circa 1 miliardo e 600mila euro saranno destinati alla Puglia, oltre 3 miliardi alla Calabria e circa 4 miliardi alla Sicilia.

Ma veniamo all'Area dello Stretto. Cosa è previsto da qui ai prossimi dieci o vent'anni? Nessuno, in realtà, sa rispondere alla domanda. Gli unici veri finanziamenti arrivati a Messina da Stato e Regione siciliana sono quelli vecchi come la strega di Biancaneve: i 72 milioni complessivi per l'ampliamento del porto di Tremestieri e i 28 milioni della nuova via Don Blasco. Queste sono le uniche infrastrutture relative alla città dello Stretto, con iter progettuali avviati già dalla fine degli anni Ottanta del secolo scorso, diventati cantieri aperti dopo decenni di attesa.

Era stato annunciato per la prima decade di ottobre l'arrivo a Messina del ministro delle Infrastrutture, Paola De Michelis, esponente del Pd alla quale sono vicini i deputati messinesi Pietro Navarra e Franco De Domenico, la quale ha preso il posto di Danilo Toninelli, l'ex ministro che il movimento 5Stelle ha sacrificato all'altare dell'accordo giallo-verde. La presenza di Paola De Michelis sarebbe importante proprio per dare risposte a quell'interrogativo e non solo per informare su quando si insedierà il nuovo presidente dell'Autorità portuale dello Stretto Mario Paolo Mega. Il Ponte è un'opera inutile, costosa, dannosa, mafiosa? Non lo volete più riproporre? Allora dateci alternative. Altrimenti l'unica infrastruttura, invisibile ma reale, costruita dalla gente per colpa dei Governi, è la strada “ad alta velocità” che porterà i nostri giovani sempre più via da queste terre.

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