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OSPEDALE PAPARDO

La cardiochirurgia del Papardo di Messina, dieci anni d'eccellenza

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1 ottobre 2008-1 ottobre 2018: 10 anni e quasi 10mila interventi in carriera come primo operatore, un traguardo carico di soddisfazione per chi, messinese di nascita, desiderava mettere a disposizione della propria città la sua professionalità divenuta polo di eccellenza nel panorama internazionale della cardiochirurgia. Con l’evento su “Stato dell’arte nel trattamento della stenosi valvolare aortica”, che si terrà il 28 settembre nell’auditorium dell’Azienda ospedaliera Papardo alle 9 il professore Francesco Patanè festeggerà il decennale della sua attività a Messina, dopo la lunga permanenza all’ospedale Le Molinette di Torino”dove ha prestato servizio dal 1992 al 2008.

Si tratta di un prezioso momento formativo e sarà anche l’occasione per raccontare, attraverso una lectio magistralis che avrà come protagonisti alcuni tra i pazienti trattati negli anni (tra i quali soggetti che hanno ricevuto un trapianto di cuore artificiale o sono stati trattati per alcune complicanze acute dell’infarto miocardico e per altre patologie conservative della valvola aortica), l’evoluzione della cardiochirurgia con l’introduzione - accanto alle tecniche tradizionali - di quelle mininvasive e percutanea (quest’ultima adottata da circa due anni e mezzo nei pazienti con altissimo rischio operatorio).

Un salto di qualità possibile grazie al supporto di un’équipe completamente rinnovata, composta da professionisti (provenienti da Torino, Milano, Reggio Calabria e Messina) che hanno maturato la loro esperienza in centri importanti. Parlando di programmazione futura, il professor Patanè – che è stato il cardiochirurgo più giovane al mondo ad eseguire un trapianto cardiaco – non esclude il trapianto di cuore ortotopico (ossia proveniente da un donatore morto).

Gli abbiamo chiesto il ricordo di qualche caso particolare che si è trovato a trattare; ne cita due in particolare. La ricostruzione per cardiopatia congenita dei setti ventricolari a una giovane e l’autotrapianto effettuato per riparare una rottura di cuore, che ha richiesto l’espianto dell’organo per la riparazione e il successivo reimpianto. Immagini che scorrono serene nella sua mente, consapevole di «aver svolto seriamente» il suo compito «senza mai rifiutare un paziente», ma soprattutto «felice ogni volta di aver ridato al suo paziente la speranza di una vita normale».

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