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Messina ultima tra le grandi Università

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Il Rapporto Censis colloca al 19esimo posto (su 19) il nostro Ateneo, penalizzato in particolare da alcuni parametri
Messina, Cultura

È un ultimo posto che indubbiamente fa male e che si presta a varie interpretazioni. Apparentemente sembra che gli sforzi profusi in questi anni non siano stati sufficienti a rilanciare, nella classifica nazionale delle Università italiane, stilata dal Censis, l’Ateneo peloritano. In realtà, non è così, anche se parecchi frutti del lavoro prodotto dalla gestione del rettore Salvatore Cuzzocrea si vedranno in futuro e si ripercuoteranno sulle future graduatorie.
Per il momento, la classifica 2021-2022 del prestigioso Istituto di ricerca colloca Messina all’ultimo posto tra le grandi Università d’Italia, condividendo la zona “retrocessione” con Catania (penultima) e Roma Tre (terz’ultima). Il Rapporto Censis, come ogni anno, è basato su un’articolata analisi del sistema universitario e sulla valutazione degli Atenei (statali e non statali, divisi in categorie omogenee per dimensioni) rispetto ad alcuni essenziali parametri: le strutture disponibili, i servizi erogati, le borse di studio e altri interventi in favore degli studenti, il livello di internazionalizzazione, la comunicazione e i servizi digitali, l’indice di occupabilità, cioè il numero dei laureati che riescono, poi, a trovare lavoro. A questa classifica si aggiunge il ranking dei raggruppamenti di classi di laurea triennali, dei corsi a ciclo unico e delle lauree magistrali biennali secondo la progressione di carriera degli studenti e i rapporti internazionali. Complessivamente si tratta di 69 graduatorie, a partire da 924 variabili considerate.

Eppure “AlmaLaurea” ha fornito risultati decisamente diversi

Anche questa classifica sarà oggetto di riflessione da parte dei vertici dell’Ateneo. Il rettore Salvatore Cuzzocrea ritiene che queste analisi siano, comunque, preziosi strumenti, pur se i dati relativi a diversi parametri sono controversi e discutibili. L’ultimo posto, però, è un peso che il “management” dell’Università dello Stretto non ritiene in alcun modo di meritare.
In riferimento al recente Rapporto AlmaLaurea 2022, sul profilo e sulla condizione occupazionale dei laureati dell’Università di Messina (condotto su un campione di 3744 individui), si evidenziava, rispetto al 2021, la diminuzione della quota di laureati con cittadinanza straniera. Ed era un dato collegato al perdurare dell’emergenza pandemica, che ha sicuramente influito sulla partecipazione di studenti stranieri (e ricordiamo che proprio la Internazionalizzazione è uno dei parametri utilizzati nel Rapporto Censis). In quell’occasione, però, il prof. Dario Maimone Ansaldo Patti, delegato del rettore per AlmaLaurea, sottolineava come l’Università di Messina si collochi «ben al di sopra della media regionale, dimostrando di rappresentare una metà attrattiva per gli studenti provenienti da altri Paesi».

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