Martedì, 25 Settembre 2018
DA NTUNIEDDU A MUNIZ

Antonio Nava: così il trash diventa un lavoro

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Lo spazio sul web oggi catturato dal fenomeno “Canazzo” è lo stesso che probabilmente, appena qualche mese fa, era di “Ntunieddu Nanu”. Molti lo ricorderanno, in sketch più o meno lunghi, “ripercorrere” o interpretare le usanze dei messinesi, spopolando in quanto a visualizzazioni e condivisioni sui social network. I due personaggi, accostati, sembrano avere diverse cose in comune. Una la condividono sicuro, ma sta alle spalle. E' Antonio Nava, messinese di 31 anni, colui che inventa e poi lancia, diffonde, pubblicizza e rende noti questi esemplari da rete (una volta si sarebbe detto da fenomeni da palcoscenico).

Abbiamo scambiato quattro chiacchiere con questo figlio dello Stretto, che ha fatto del trash, dell'ironia, del grottesco e nello specifico, di queste creazioni, quasi un lavoro. Forse è dire troppo...come definirlo? «Non mi definisco un artista, sarebbe assurdo pensare di esserlo. Neanche un produttore a dire il vero, anche se a volte mi presento così. Potrebbe starmi addosso creatore o creativo. Io immagino da zero dei personaggi, molto particolari, ne curo ogni dettaglio e provo a collocarli in contesti precisi». Una strategia che ti ha permesso di mettere in piedi un sistema in grado, su youtube, di racimolare milioni di visualizzazioni: «Fondamentalmente mi baso sui miei gusti, tutto quello che faccio, dalle parodie alle barzellette di “Ntunieddu Nanu” fino ai vari personaggi, li guardo da spettatore, studiando ciò che vorrei vedere e mi fa ridere». I numeri sono dalla tua parte. Allora il trash, anche se c'è chi lo ritiene davvero spazzatura, tira ancora così tanto? «E' sempre stato importante in Italia, soprattutto in televisione, incolla al monitor ed è motivo di discussione. Io sono su questa strada da più di 5 anni, la mia prima intuizione è stata Gemma del Sud, che nel 2010 mi aprì le porte della sede Google di Milano, oltre a svariati sponsor. Ntunieddu è invece un'operazione del 2012, mirata al territorio messinese, perché nessuno in modo così spontaneo e schietto aveva mai messo a nudo le peculiarità del nostro modo di essere. Nel 2014 ho promosso quello che a mio giudizio è il personaggio del secolo, Rosario Muniz: tutto ciò che ci può essere di strano e ambiguo racchiuso in una sola persona. Anche in questo caso capace di raccogliere migliaia di views su youtube e quasi un centinaio di ospitate in discoteche di tutto il Paese».

E Canazzo dove lo collochi? «Volevo dimostrare alla “scena” rap messinese come un ragazzo catapultato dal nulla potesse riscuotere molto successo, più di tutti gli altri. I dati mi hanno dato ragione, ha messo tutti da parte». Tra le tue collaborazioni più influenti c'è quella con il critico d'arte Andrea di Prè, un altro personaggio sopra le righe, tutt'altro che scontato. Come è nata e come si sviluppa? «Parliamo la stessa lingua e sappiamo cosa il pubblico vuole vedere, dividiamo la critica perchè persone come noi o le ami o le odi, di certo non possono restarti indifferenti. La nostra collaborazione nasce anni fa, quando insieme studiammo un piano ben elaborato per un format di contenuti trash per il web. Al di là di tutto, siamo buoni amici». Hai timore che qualcuno possa accusarti di “approfittare” delle debolezze dei tuoi “artisti”? «Qualcuno lo ha già pensato, ma è chi si affida a me può rispondere facilmente: non ho mai chiesto denaro, anzi sono i personaggi che ne hanno guadagnato abbastanza. Per il resto, ho la coscienza pulita e vado avanti per la mia strada». Che tipo di accordo hai con gli artisti di cui curi gli interessi? «Non vi sono compensi diretti, chiedo loro “solo” di concedere l'anima in cambio della notorietà».

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