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IL LUTTO

Addio al prof. Antonio La Torre, Messina piange uno dei giuristi più importanti

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Il prof. Antonio La Torre, uno dei più eminenti magistrati, giuristi e intellettuali che Messina abbia avuto nella sua storia, è scomparso nella giornata di domenica all’età di 94 anni (era nato il 1° marzo del 1928). Nel dicembre del 1998, dopo una già prestigiosa carriera che lo aveva visto tra l’altro procuratore generale a Messina, venne nominato dal plenum del Csm procuratore generale della Corte di Cassazione, e arrivò al vertice dell’ordinamento giudiziario italiano. A Messina fu anche consigliere e poi presidente della Corte d’appello, e in Cassazione prima consigliere, poi presidente di sezione e quindi presidente aggiunto.
Alla carriera in magistratura affiancò sempre quella accademica dell’insegnamento universitario, come libero docente di Diritto delle assicurazioni e incaricato di Diritto assicurativo nel nostro ateneo, poi docente di Diritto civile nell’Università Lumsa di Roma, e fu componente della Commissione nazionale per la riforma del Codice della navigazione.
È stato autore, tra l’altro, di oltre un centinaio di pubblicazioni a carattere giuridico che hanno spaziato in varie discipline, ed a lui si devono anche fondamentali sentenze in materia di Tangentopoli. Decine i premi che gli sono stati conferiti in tutta Italia per la sua prestigiosa carriera e opera di divulgazione giuridico-scientifica, primo tra tutti quello dell’Accademia dei Lincei.
Nel marzo del 2000 smise la toga, a 72 anni, e proseguì intensamente nella fervida attività pubblicistica non soltanto in campo giuridico, tornando a vivere nella sua Messina, città alla quale era molto legato, soprattutto al mare che la bagna. Ma i suoi libri - ci piace ricordare su tutti nel 2008 il prezioso volume “Cinquant’anni col diritto” e nel 2019 “Responsabilità e Assicurazione” -, non erano soltanto per gli addetti ai lavori perché gli argomenti trattati, a prima vista ostici, con il suo stile e la sua prosa divenivano comprensibili a tutti, e costituivano in realtà dei veri e propri “manuali di vita”.
Eppure, nonostante un’intera vita spesa per il diritto, la magistratura e l’insegnamento universitario, con risultati geniali, il prof. La Torre ha mantenuto sempre una bonomia e un approccio paterno e cordiale con tutti coloro che ha trovato sulla sua strada, anche per una semplice discussione non accademica, e non per forza giuridica. Era un vero piacere dell’intelletto starlo ad ascoltare mentre parlava, e non soltanto a disquisire di diritto, ma anche in privato dei più svariati argomenti, per esempio di musica. Come non ricordare poi, fino a non molto tempo addietro, le sue telefonate serali al nostro giornale per segnalare questo o quell’argomento di diritto da approfondire, oppure una problematica cittadina che aveva a cuore, o ancora una tematica sociale che meritava un certo rilievo sulle nostre pagine.
Ha sostenuto sempre, e con grande vigore, il rispetto della figura del magistrato super partes: “... il magistrato è servente e non servito dalla funzione giudiziaria, diversamente avrebbe scambiato la virtù dell’indipendenza col vizio della prepotenza”. “L’indipendenza - era solito dire -, è prerogativa inseparabile dalla funzione giudiziaria, non un privilegio della persona che lo esercita”, e “il magistrato deve comprendere serenamente e senza preconcetti la singola realtà umana sottoposta al suo esame”, ben guardandosi dalla “fanatica convinzione di essere egli soltanto il depositario della verità”. “Diversamente - aggiungeva -, rimarrebbe appannata quella immagine di neutralità di colui il quale non sa distaccare la soggettività della persona dalla oggettività del ruolo”.
Messina perde con lui non soltanto un grande magistrato ma in realtà un raffinato intellettuale prestato al Diritto. Per fortuna rimane il vasto corpus dei suoi scritti a confortarci.

***
I suoi funerali si svolgeranno domani alle 11.30 nella chiesa di S. Francesco di Paola-Caronte. Ai familiari giungano le più sentite condoglianze da parte della “Gazzetta del Sud”.

 

Il ricordo dell'ex presidente del Tribunale, Antonino Totaro

Abbiamo chiesto all’ex presidente del Tribunale, il magistrato Antonino Totaro, un ricordo del prof. La Torre. Ecco solo alcuni passaggi del suo scritto:
«In questo momento di commozione è difficile trovare le parole giuste, lo faccio, allora, riportando ai lettori quelle che pronunciai nell’aula magna della Corte d’ appello qualche anno fa, quando ebbi l’onore di presentare uno degli ultimi volumi da lui pubblicati. Eccole:
«Intervengo per pochi minuti, mosso da un debito di affettuosa riconoscenza e di filiale devozione nei confronti del più grande magistrato che mi sia capitato di incontrare nei quarant’anni della mia carriera. «Negli anni 70 per una piccola aliquota di posti si accedeva in Cassazione per concorso. Un concorso di eccezionale difficoltà, al quale partecipavano solo magistrati di straordinario valore... nell’archivio del Ministero sono conservati i tre temi da lui redatti l’11, il 13 e il 15 aprile 1972. Si tratta di tre temi per modo di dire. In realtà sono tre veri e propri saggi giuridici, manoscritti con fantastiche doti di sintesi nell’angusto spazio, fisico e temporale, di una prova di esame, e che rappresentano la summa del pensiero giuridico del tempo su questioni di estrema complessità. «Il secondo “cimelio” che mi piace rammentare riguarda le “Osservazioni contro la soppressione della Corte di appello di Messina”, che rappresenta la migliore difesa che si poteva e ancora oggi si può opporre a quell’infelice progetto governativo. Come è naturale per chi è solito confrontarsi con le questioni di diritto, il taglio è concreto; l’analisi approfondita e documentatissima; la forma, fantastica, è quella dell’argomentazione tecnico-giuridica, che con rigore logico demolisce pezzo per pezzo la tesi contraria, dalla premessa maggiore a quella minore, fino alla conclusione. «Di questo straordinario giurista, che ha raggiunto il vertice della magistratura in Italia, che ha illustrato l’università con il suo insegnamento e le sue opere scientifiche, che ha saputo incarnare l’essenza del giudice con sapienza ed equilibrio, con una cultura senza fine e una tecnica ineguagliabile, ma che era pure un uomo buono e mite, retto fino all’intransigenza, la nostra città deve essere orgogliosa, consapevole del privilegio di averlo avuto tra i suoi figli migliori e di doverne custodire la memoria».

 

 

 

 

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