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L'INCHIESTA

Messina, gli affari del clan Romeo-Santapaola. Cassazione conferma quattro condanne

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Inchiesta “Beta 2” sul sodalizio criminale smantellato dai carabinieri
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Gli intercettati dell'operazione Beta

L’esistenza di un gruppo mafioso che aveva messo le mani sulla città dello Stretto, riconducibile al clan Romeo-Santapaola viene confermata anche nel passaggio in Corte di Cassazione, consumatosi ieri. I giudici, nello specifico, hanno annullato senza rinvio la condanna nei confronti di Antonio Romeo limitatamente al trattamento sanzionatorio e determinato la pena in 8 anni, 2 mesi e 20 giorni, stessa cosa per i fratelli Salvatore e Antonio Lipari, pene stabilite in 8 anni ciascuno. Per il reato di traffico illecito di influenze, invece, Nunzio Laganà, Vincenzo Romeo e Biagio Grasso incassano anch’essi un annullamento delle condanne, ma con rinvio alla Corte d’appello di Reggio Calabria.

Confermata, poi, la sentenza di secondo grado nei confronti di Giuseppe La Scala (5 anni e 4 mesi), mentre la Suprema Corte ha accolto il ricorso del procuratore generale del Tribunale di Messina contro l’assoluzione di Maurizio Romeo. Anche la sua posizione sarà rivista dai giudici di Appello reggini. Hanno difeso gli avvocati Salvatore Silvestro, Antonello Scordo, Tancredi Traclò, Angelo Colosi, Giuseppe Serafino, Nico D’Ascola, Giuliano Dominici, Giuseppe Cincioni e Tommaso Autru Ryolo.

Leggi l'articolo completo sull'edizione cartacea di Gazzetta del Sud - Messina 

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