Mercoledì, 22 Settembre 2021
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A MESSINA

Messina, Gdf: "Intascava i soldi dei pazienti senza versarli nelle casse dell'ospedale". Sospeso il primario Mastroeni

I pazienti hanno confermato, nella quasi totalità dei casi, di aver versato in contanti, nelle mani del professionista, importi da 80 a 150 euro

Secondo la Guardia di finanza, incassava gli onorari dei pazienti e li teneva tutti per sé. Si tratta Francesco Mastroeni, primario di Urologia al "Papardo". I finanzieri del Comando provinciale di Messina, nell’ambito di un’indagine coordinata dalla Procura di Messina, hanno portato a compimento una complessa investigazione nel settore sanitario, finalizzata a verificare il rispetto della disciplina dell’esercizio dell’Attività Libero Professionale Intramuraria (“ALPI”) da parte del noto professionista cittadino.

Le indagini

Più in particolare, le indagini - effettuate dagli specialisti in materia di spesa pubblica del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Messina con il coordinamento del pool di magistrati della Procura di Messina che si occupano di contrasto ai reati contro la pubblica amministrazione - si sono sostanziate nell’esecuzione di plurime attività tipiche di polizia giudiziaria, come acquisizioni documentali, attività di osservazione e pedinamento, nonché articolate ricostruzioni contabili, poi ulteriormente avvalorate anche dall’esecuzioni di più penetranti intercettazioni telefoniche, così acquisendo un solido quadro indiziario nei confronti di Mastroeni.

L’operazione, iniziata in pieno periodo pandemico, rientra nell’ambito della generale intensificazione del monitoraggio del delicato comparto della sanità pubblica, ancora purtroppo fortemente impegnato nella gestione dell’attuale delicata fase di monitoraggio e gestione dei limitati ma ancora pericolosi contagi e, per tale motivo, assolutamente necessitante di risorse economiche che non possono essergli sottratte a causa di comportamenti scorretti.

Il regolamento del settore dell'ALPI

La disciplina di settore dell’Alpi, ovvero l’attività libero professionale espletata dal medico, legato all’azienda da rapporto di esclusività, fuori dall’orario di lavoro, su libera scelta e su richiesta dell’assistito pagante, oltre a dover essere oggetto di espressa autorizzazione ed a determinate condizioni, prevede, come noto, che l’utenza prenoti la visita tramite il Centro Unico di Prenotazione della struttura aziendale (cd. C.U.P.) e, prima dell’effettuazione della prestazione, il paziente provveda al pagamento all’ufficio ticket dell’importo dovuto, secondo apposito tariffario predeterminato dall’ospedale pubblico; a valle, il medico riceve, quindi, gli emolumenti di sua pertinenza direttamente in busta paga.

La realtà emersa dalle investigazioni, tuttavia, con riferimento all’odierno destinatario della misura cautelare, stando a quanto dicono gli inquirenti, è risultata nettamente diversa.

I pagamenti in contanti

Nel dettaglio, il noto professionista messinese, operante all’interno di un altrettanto noto nosocomio locale, legato all’azienda sanitaria in forza di un contratto che prevedeva un rapporto di esclusività, avrebbe effettuato visite specialistiche all’interno del reparto dal medesimo diretto, richiedendo e ricevendo da una significativa platea di clienti il pagamento in contanti delle visite specialistiche, di conseguenza omettendo di rilasciare qualsiasi ricevuta fiscale nonché di versare all’azienda sanitaria la percentuale dovuta.

Il "tariffario"

Nel merito, le Fiamme Gialle di Messina hanno rivolto particolare attenzione proprio alle fasi gestionali delle prenotazioni delle visite, riconciliandole con la riscossione dei ticket, poi intervistando anche i pazienti emersi dalle indagini i quali, nella quasi totalità dei casi, confermavano di aver effettivamente versato in contanti, nelle mani del professionista, importi da 80 a 150 euro, senza aver effettuato alcuna prenotazione al C.U.P. e senza ricevere, all’atto del pagamento, alcuna ricevuta delle somme pagate, quindi direttamente intascate dal medico.

Il pericolo di recidiva

I numerosi elementi di prova raccolti, pertanto, sono stati sottoposti al competente Giudice del Tribunale di Messina che li ha ritenuti gravi indizi di colpevolezza (salvo diverse valutazioni giudiziarie nei successivi livelli e fermo restando il generale principio di non colpevolezza sino a sentenza passata in giudicato), ravvisando allo stesso tempo il concreto ed attuale pericolo di recidiva in ordine all’ipotesi di reato di peculato, e disponendo la sospensione dall’esercizio della professione sanitaria per 1 anno, idonea ad inibire Mastroeni dall’incassare indebitamente denaro pubblico.

L’attività di servizio testimonia, ancora una volta, l’impegno profuso quotidianamente dalla Guardia di Finanza e dalla Procura di Messina al servizio della collettività, anche nell’importante settore della tutela della salute pubblica, affinché le risorse dei Cittadini siano destinate al benessere di tutti, senza sprechi e senza truffe.

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