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Ponte sullo Stretto, la partita non la decide il ministro

Alla Festa dell’Unità di Bologna ha ripetuto che è più fattibile l’opera a tre campate ma che bisogna studiare... Di quella commissione non faceva parte nessun ingegnere strutturista o esperto di ponti Intanto, Webuild realizza infrastrutture in tutto il mondo e insiste: «Pronti anche per lo Stretto»

La partita del Ponte sullo Stretto non è ancora finita, il risultato potrebbe anche non essere quello voluto da un Governo che continua a prendere, e perdere, tempo, su una questione che va affrontata e risolta una volta per tutte.

Tre giorni fa il ministro Enrico Giovannini ha parlato del collegamento stabile tra Sicilia e Calabria nel bel mezzo della Festa dell’Unità a Bologna. E ha ripetuto il ritornello più volte sentito in questi mesi: «C'è uno studio che ha analizzato diverse possibilità. Sul piano trasportistico la Commissione di esperti ha concluso che ci sarebbe un vantaggio nell'avere un Ponte e non i tunnel che sono stati scartati; che però l'attuale progetto, quello a una campata, non è praticabile se anche uno lo volesse attuare, e ha rilanciato l'idea di un Ponte a più campate, che ha una serie di vantaggi ma ha bisogno di una serie di analisi». Applausi, e qualche mugugno, nelle file del Pd, tra chi è convinto che il Governo abbia imboccato una strada giusta, “non ideologica”, e chi, più a sinistra, accusa Draghi e il suo ministro dei Trasporti di tirare in ballo ancora un’opera che Verdi e ambientalisti vedono peggio che un rogo di boschi o un’invasione di cavallette.

Ponte a una campata non praticabile? Ponte a tre campate più realizzabile ma ancora da studiare? Webuild, il colosso italiano del settore delle Costruzioni, non ci sta proprio. I suoi vertici, come testimoniano gli interventi dell’amministratore delegato Pietro Salini in tutto il 2021, continuano a dichiarare, al Governo e al Parlamento, di essere pronti a revisionare, modificare e aggiornare il progetto (quello del Ponte a una campata, altro che ipotesi diverse...) che era stato già appaltato al precedente Consorzio Eurolink, di cui facevano parte le imprese confluite in Webuild, cioè Impregilo e Salini. Perché dovrebbero avere ragione quegli esperti, della cosiddetta Commissione De Micheli (dal nome dell’ex ministra del Pd), tra i quali non c’era neppure un ingegnere strutturista, un ingegnere progettista di Ponte, un ingegnere siciliano o calabrese?

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