Martedì, 22 Giugno 2021
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IL RAGGIRO

Messina, “Truffa dei diamanti”: si chiedono i danni

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Decine di investitori in città e provincia raggirati da un meccanismo orchestrato da alcune grosse società

Anche Messina è toccata dalla clamorosa “Truffa dei diamanti”. Un raggiro su scala nazionale, che da un lato vede sul banco degli imputati oltre 100 persone fisiche e cinque grosse società bancarie, dall’altro coinvolge migliaia di acquirenti gabbati, svariate decine residenti nel capoluogo e nella provincia peloritana.

Il Tribunale di Messina, con ordinanza del 21 aprile scorso, ha accolto la richiesta di alcuni investitori danneggiati e nominato un esperto al fine di calcolare il valore reale delle “pietre” comprate dai risparmiatori all’epoca dei fatti e alla data attuale. Una frode che abbraccia due note società operanti nel settore della vendita di preziosi a scopo di investimento le quali, con l’ausilio di alcuni Istituti di credito (che segnalavano a clienti “appetibili” la possibilità di mettere a frutto capitali in diamanti o che, in alcuni casi, svolgevano una vera e propria attività di intermediazione) proponevano l’acquisto delle gemme, prospettando, dopo un certo periodo, lauti guadagni.

L’intervento delle banche, nonché la pubblicazione su noti giornali economici delle quotazioni dei diamanti (che, in realtà, non erano altro che “listini prezzi” applicati dalle società), rassicurava i clienti sulla bontà e sulla redditività dell’affare. In realtà, grazie alla segnalazione dei consumatori e ad alcuni servizi della trasmissione televisiva Report, è emerso che il prezzo a cui venivano vendute le pietre era notevolmente superiore al loro valore reale e che se l’acquirente avesse voluto (o dovuto) collocarle sul libero mercato (ossia al di fuori della ristretta cerchia creata dalle società che risultava funzionante solo in caso di permanenza del sistema “drogato”) avrebbe subito un’enorme perdita economica.

Dal canto suo, l’Autorità garante della concorrenza e del mercato ha sanzionato duramente la condotta della società e delle banche coinvolte e la magistratura amministrativa – Tar e Consiglio di Stato – ha confermato, in via definitiva, l’illiceità della condotta. Nella vicenda, oltre a “normali” risparmiatori, sono incappati anche personaggi famosi, tra cui Vasco Rossi.

Leggi l'articolo completo sull'edizione cartacea di Gazzetta del Sud - Messina

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