Lunedì, 20 Settembre 2021
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LA STORIA

Messina, aveva finalmente ricevuto la casa nuova. Il cancro se l'è portato via il giorno dopo

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La storia (emblematica) di un baraccato di Fondo Fucile. Le lacrime del sindaco De Luca: «Troppo tardi, troppo tardi!»

Si chiamava Piero Marra, lascia la moglie e due figli. Aveva fatto una vita di enormi sacrifici, lavorava come camionista, poi ha dovuto smettere a causa del brutto male che lo ha colpito. Ha vissuto per decenni in uno dei tuguri di Fondo Fucile e proprio in questi giorni aveva coronato il sogno, suo e della propria famiglia: entrare in una vera casa. Una gioia durata lo spazio d’un mattino, perché il cancro se l’è portato via.
Si chiamava Piero Marra, era un baraccato, come altre migliaia di cittadini messinesi. Lui – lo definiscono così i vicini di casa e chi lo ha conosciuto – era un signore d’altri tempi, una persona che aveva sempre cercato di darsi da fare, senza aspettare la manna dal cielo. O senza confondersi nella schiera dei “furbi e furbetti”, quelli che hanno fatto dell’essere baraccati uno “status sociale”, pensando che tutto è dovuto ed è sempre colpa degli altri, se si vive nel degrado e se impera la barbarie.
«Era così felice di avere finalmente una casa – è la lettera commossa arrivata al sindaco De Luca da parte di una donna che si è trovata accanto al signor Piero in una corsia d’ospedale – certe volte la vita è profondamente ingiusta. Aveva fatto un piccolo mutuo per comprare mobili e arredi per la nuova abitazione. Mentre ero ricoverata, nonostante fosse, già malato terminale, è andato lui stesso in farmacia a comprarmi le medicine e me le ha portate. Avete dato una casa a chi abitava in baracca e ora il capofamiglia, che a causa dell’amianto respirato per decenni, si è ammalato di tumore, ora non c’è più».
Il sindaco non ha nascosto la propria commozione: «Sì, lo so, abbiamo dato la casa, ma siamo arrivati tardi. Troppo tardi. E qui ancora c’è chi gioca sul Risanamento. Chi si vorrebbe prendere meriti che non ci sono, perché in questa storia nessuno potrà esultare. È il lebbrosario di Messina, una vergogna nazionale, e sarà sempre tardi quando verrà cancellata definitivamente».

Leggi l'articolo completo sull'edizione cartacea di Gazzetta del Sud - Messina

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