Giovedì, 15 Aprile 2021
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PROCESSO NEBRODI

L'analisi: rifondare i controlli

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Ora lo Stato c’è tutto a combattere la mafia dei pascoli

Ora lo Stato c’è tutto a combattere la mafia dei pascoli. Dopo il Parco dei Nebrodi arrivato in extremis all’udienza preliminare da ieri seduti tra quei banchi come parti civili ci sono anche l’Agea e il Comune di Tortorici. Sarebbe stato una scandalo la loro assenza. Tortorici attualmente è sciolto per mafia, ulteriore preoccupante sigillo di un territorio troppo martoriato, ed è gestito in questi mesi difficili dai tre commissari prefettizi Giuseppe Sindona, Matilde Mulè e Giulia Rosa.
Nell’atto di costituzione c’è scritto che la “famiglia dei Bontempo Scavo” e la “famiglia dei Batanesi” «... hanno innanzitutto, da un lato, leso immediatamente e direttamente l’interesse del Comune di Tortorici alla tutela dell’ordine pubblico, posto che i gravi reati contestati minacciano la sicurezza e l’integrità dell’ente e dei cittadini che esso rappresenta e tutela; e, dall’altro, le medesime condotte hanno determinato non solo un grave danno al buon andamento della pubblica amministrazione, ma anche all’immagine del Comune, conseguente al convincimento, ingenerato nell’opinione pubblica, di infiltrazioni mafiose nel tessuto politico dell’ente».
Ma Tortorici ha bisogno anche d’altro per gli onesti che ci vivono come strangolati contrada dopo contrada da una impressionante rete familistico-mafiosa ultra cinquantennale tra fratelli e sorelle, cugini e cugine, cognati e cognati, amici e mezzi parenti.
Parliamoci chiaro, tra la gente coinvolta nel maxiprocesso, un passo dietro ai boss e ai gregari mafiosi, sono in parecchi quelli che vanno molto fieri di non aver mai lavorato nella loro vita e d’aver mantenuto intere generazioni - siamo arrivati alla 3° o alla 4° -, con gli affari molto sporchi dell’agricoltura illegale o della macellazione clandestina. Senza che lo Stato nelle sue articolazioni muovesse un muscolo. Ecco, sono stati i meccanismi di controllo a difettare enormemente in questi anni. Con decine di milioni di euro che in silenzio hanno ingrassato i mafiosi siciliani e i loro sterminati parenti. Ma adesso che i meccanismi di controllo amministrativo e repressivo ci sono, sarebbe veramente “criminale” assistere al ripetersi della stessa storia tra qualche tempo.

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