Martedì, 28 Settembre 2021
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L'INCHIESTA

Case di riposo a Messina, più della metà non rispetta le regole

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Su una cinquantina di strutture cittadine dedicate agli anziani, poco più della metà non sembra in regola
Il quadro è allarmante. Anche sconcertante. Perché i dati non mentono: su una cinquantina di strutture cittadine dedicate agli anziani, poco più della metà non sembra non rispettare le regole.
Emerge da un’attività d’indagine della Sezione annona della Polizia municipale, coordinata dal commissario Giovanni Giardina. La vicenda della casa di riposo “Cannizzaro”, balzata agli onori delle cronache a causa della positività di 23 ospiti su 24 e di 6 operatori, è solo l’ultimo grano di un rosario composto da omissioni, colpose o peggio ancora dolose. Tutto ciò sulla pelle soprattutto di anziani, molti dei quali trascorrono l’ultima parentesi della loro vita lontani da casa e dagli affetti più cari.

Il report

In realtà, gli agenti, in collaborazione con gli uffici di Palazzo Zanca, sono impegnati da alcuni mesi in accertamenti tutt’altro che semplici. La materia assume la forma di un labirinto, in cui orientarsi è un’impresa. La Polizia municipale si è inoltrata in questo ginepraio quando la fase del lockdown stava per andare in archivio. Alla fine del mese di maggio, avviato uno screening su case di riposo e comunità di alloggio per anziani. Due facce di un’unica medaglia, in quanto contenute in un apposito albo curato dal dipartimento comunale Servizi alla persona e alle imprese, da cui dipende l’ufficio Servizi sociali.

I risultati

Il primo esito, reso noto ad agosto, è deflagrante. Una bomba che esplode in un terreno già costellato di guai provocati dall’emergenza epidemiologica. Senza la quale, forse, non sarebbe mai scoppiata. A innescare la miccia sono stati i lutti e le attività di gestione nelle strutture “Come d’incanto”, di via Primo Settembre, e “San Martino”, sull’omonimo viale.
Poi, la lente degli agenti è piombata su “piccoli alberghi”, molti dei quali sconosciuti a gran parte della cittadinanza. Impiantati in palazzi del centro, sorti come funghi. Si arriva, appunto, ad agosto: 12 case di riposo risultano irregolari per differenti ragioni. Questo primo step delle indagini riguarda centri censiti ma non iscritti all’albo comunale.

Le sanzioni

Le conseguenze? Risibili, almeno all’inizio. I titolari si beccano una multa di poco più di mille euro e nei loro confronti viene avviata un’istruttoria che nella peggiore delle circostanze coincide con la revoca dell’autorizzazione e con la cessazione dell’attività. Il problema è che si tende a concedere tempo per mettersi in regola, di fronte all’esigenza primaria di garantire assistenza a soggetti fragili. Da qui i solleciti, in attesa che gli adempimenti siano portati a termine. Tutto nasce con la cosiddetta Scia, la Segnalazione certificata di inizio attività. Molte strutture si fermano a questo adempimento, mentre secondo la normativa sono tenute ad aggiornare periodicamente il quadro all’interno sotto vari profili: numero di ospiti per grandezza dei locali, numero degli operatori, situazione igienico-sanitaria.

L'informativa

 Tutt’altro che trascurabile, ma spesso dimenticato volutamente un elemento dirimente: le case di riposo possono accogliere soggetti autosufficienti o parzialmente autosufficienti. Ma con l’età che avanza e gli acciacchi che aumentano, spesso la casa di riposo diventa una casa a tutti gli effetti. In realtà, caduto tale requisito, si presenta la necessità di un’assistenza specifica e quindi il trasferimento in luoghi più attrezzati, come le comunità alloggio. Discorso a parte, invece, per le case di cura, dove servono figure professionali in grado di assicurare prestazioni sanitarie. Adesso, pero, la Sezione annona sta concentrando la sua attenzione sulle strutture iscritte un tempo iscritte all’albo comunale ma il cui mantenimento di tale requisito è fortemente in dubbio. Sotto osservazione, in particolare, il rispetto di una serie di regole, come la comunicazione periodica di informazioni specifiche ai Servizi sociali di Palazzo Zanca. E la posizione di 15 tra case di riposo e comunità alloggio appare contra legem. Nell’elenco, stando a quanto reso noto dalla Polizia municipale giovedì scorso, figura la casa di riposo “Cannizzaro”, al centro di una serie di verifiche documentali incrociate con Palazzo Zanca. E come riferito dal Corpo di polizia locale, non si esclude che nei prossimi giorni sia predisposta e consegnata una dettagliata informativa all’Autorità giudiziaria. Un settore, quello dell’accoglienza, simile a una pentola in ebollizione, scoperchiata grazie al Covid-19.

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