Mercoledì, 19 Settembre 2018
MESSINA

«La mafia di oggi è una montagna di merda»

di
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«La mafia di oggi è una montagna di merda»

«A tutte quelle persone che hanno subito un lutto o un male da parte mia io chiedo scusa, lo posso dire tranquillamente, la mafia è una montagna di merda». Iano Ferrara, a distanza di decenni, continua a essere chiamato il “boss buono”. A intervistarlo in esclusiva, in una località protetta segreta, gli inviati di “Fanpage.it”.

«Nella vita ho fatto un po’ di tutto – esordisce il 56enne ex “re” del Villaggio Cep–, ma soprattutto ho fatto una vita criminale, sono sempre stato dalla parte del popolo, per questo magari mi hanno chiamato il “boss buono”. Di tutti i miei reati complessivi ho preso quasi 150 anni di carcere, omicidi, tentati omicidi, estorsioni, rapine, voto di scambio con i politici. Il mio quartiere è il Cep di Contesse, Messina, la mia vita l’ho trascorsa sempre lì».

Poi, l’intervista s’interrompe e viene mandato in onda uno spezzone del telegiornale condotto su Rtp da Salvatore De Maria, e il servizio realizzato da Saro Pasciuto, nel marzo 1994, allorché le telecamere della nostra televisione riprendevano la manifestazione, quasi una “catena umana”, di circa 700 abitanti del Cep attorno al Tribunale, per testimoniare la solidarietà nei confronti del “padrino” della zona sud finito in carcere. «Noi rispettiamo Jano. Nel nostro rione non entra droga. Lo Stato non si interessa. A noi ci hanno tolto qualcosa della nostra vita. La politica di Jano è quella di aver aiutato la gente a capire cosa è il male...». Questi i commenti, mentre vengono inquadrati anche i titoli pubblicati sulla Gazzetta del Sud.

Riprende il discorso l’ex “boss”: «Da bambino sentivo parlare di mafia, sono cresciuto con questa parola “mafia”, quando ho preso coscienza mi rendo conto che non era più mafia. Un capomafia che terrorizza gli stessi mafiosi, perché lui vuole il potere, fa sì che questo si autoconvince che può combattere lo Stato e lo fa ammazzando vittime innocenti. Quella non è più mafia, è mafia stragista, tu sei un terrorista che stai commettendo stragi di vittime innocenti. Posso dirlo tranquillamente, la mafia è una montagna di merda perché un tempo la mafia era mafia. La mafia era quella che rispettavava le persone, che aiutava la povera gente, questa era la mafia».

Racconta il suo “metodo”: «Posso dire che ho gestito parecchi miliardi di lire, che c’avevo 50 milioni, 10 milioni, 1 milione? Ecco, quei soldi dovevano scomparire subito. C’erano in carcere dieci persone? Ecco aiutavo dieci persone. Si doveva pagare l’avvocato? Si pagava l’avvocato. Si pagavano le famiglie. Poi quando abbiamo cominciato con le imprese, le imprese pagavano bene, tanti soldi, 30, 50, 80, 100 milioni. I politici avevano uno scopo ben preciso, volevano sempre essere al potere, “voglio fare il sindaco”, “voglio fare l’onorevole”, io volevo soldi, sostegno per aiutare le famiglie che ne avessero bisogno».

Poi, il “pentimento”, la collaborazione con la giustizia: «Ho fatto le mie valutazioni. Ma purtroppo quando si entra in un circuito di organi deviati dello Stato, ok?, non voglio dire altro, tu non lo sai, tu entri in una situazione senza che te ne accorgi. Se non fosse caduta la Prima Repubblica, io sicuramente con i servizi segreti sarei stata una persona già morta. Parlo di certi personaggi che fanno parte di questi servizi, io vengo subito bruciato, perché non devo essere attendibile, vado spedito in carcere perché sto toccando persone che non dovevo toccare, ho fatto anche la sceneggiata che mi volevo bruciare per attirare l’attenzione dall’esterno, ancora ero seguito da vari giornalisti a livello nazionale, io dovevo dare l’attenzione che stesse succedendo qualcosa, perché io sapevo che se mi stavo zitto poteva accadermi qualcosa di brutto. Io sono stato, non dico intelligente, ma furbo. La mia furbizia mi ha salvato la vita».

Poi si parla del Cep: «Non è più quello di una volta, è nel degrado totale. Io non ci ho voluto guadagnare soldi con la droga. I ragazzi oggi non hanno punti di riferimento. Viene arrestato Jano Ferrara, il villaggio viene dato in mano allo Stato. Mi dite la differenza? Certo, io ero un criminale, un mafioso, ma oggi mi dite cos’è il Cep? Jano Ferrara sapeva tenere un certo ordine, non rubava nessuno, si stava tranquilli, non spacciava nessuno. Oggi ci sono ragazzini buttati per strada, ragazzini che si drogano, ragazzini che spacciano droga, e famiglie che vengono infangate».

L’appello conclusivo è rivolto ai giovani: «Ve lo dico con tutto il cuore, non fate la vita sbagliata, quella che ho fatto io. Si finisce in carcere o ammazzati. Non lasciatevi influenzare dalle persone più grandi, dalle figure del male. Avrete l’adrenalina di sentirsi importanti ma poi finisce». E le scuse alle famiglie colpite dai lutti: «Chiedo scusa. Io non ho ammazzato vittime innocenti, ho ammazzato quel mafioso che mi voleva uccidere o quel mafioso che apparteneva a quel gruppo mafioso che mi voleva ammazzare. Certo, ho fatto male alle famiglie, e chiedo scusa col cuore, lo sento dentro l’anima mia, avrei voluto farlo anche prima».

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