Martedì, 20 Novembre 2018
MESSINA

Fondo Cardia, decise sette condanne

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Fondo Cardia, decise sette condanne

Diciassette pagine fitte di considerazioni giuridiche supportate da sentenze della Cassazione e del Consiglio di Stato. Sono le motivazioni scritte dal giudice monocratico Claudia Misale per spiegare le ragioni di sette condanne e tredici assoluzioni nella storia molto, molto singolare di Fondo Cardia a Tremonti.

Una storia che nel 2013 scoppiò clamorosamente per una serie di ville con panorama mozzafiato che volevano far passare per strutture più o meno tecnologiche adibite a coltivazioni di “patate e cipolle”, da realizzare su un... terreno agricolo secondo il nostro Prg. Tecnicamente l’hanno definita “lottizzazione abusiva negoziale”, le norme violate secondo l’accusa sono contenute nel dPR n. 380/2001.

L’inchiesta, era il 2013, fu condotta dal sostituto procuratore della Dda Camillo Falvo, e nell’ottobre del 2014 portò al sequestro di terreni e di alcune ville in costruzione. Il magistrato a questa indagine ci lavorò per mesi insieme alla Sezione di Polizia giudiziaria dei vigili urbani, indagando venti persone tra proprietari dei terreni e fabbricati, nonché progettisti e direttori dei lavori.

La sentenza decisa dal giudice Misale ha creato una netta demarcazione sul piano della responsabilità penale tra gli originari proprietari dei terreni che vendettero i lotti e il progettista di riferimento, l’ing. Luciano Taranto, che sono stati tutti condannati a due mesi di arresto e 22.000 euro di multa, e gli acquirenti, che sono stati invece assolti con la formula ampia «perché il fatto non costituisce reato».

Nel processo erano coinvolti in venti: Rosalia Cardia, Maria Rosaria Cardia, Roberta Cardia, Pietro Cardia, Antonella Cardia, Maria Di Vincenzo, Antonio Geraci, Francesco Merlo, Tindaro Merlo, Giuseppe Antonio Marra, Costanza Codino, Paolo Arigò, Antonino Zumbo, Angelo Merlino, Giuseppa Merlino, l’ingegnere Luciano Taranto che è progettista e direttore dei lavori, l’architetto Vittorio Gallina, l’ingegnere Antonino Geraci, l’architetto Antonio Candela, e l’ingegnere Cosimo Polizzi.

Il giudice Misale ha inflitto a sette imputati due mesi di arresto (pena sospesa) e 22.000 euro di multa: Rosalia Cardia, Luciano Taranto, Maria Di Vincenzo, Mariarosaria Cardia, Roberta Cardia, Pietro Cardia, Antonella Cardia (ha concesso anche la “non menzione” a tutti, eccezion fatta per Taranto e Pietro Cardia).

Sono stati invece assolti in dieci da ogni accusa («... nel caso di specie non possa escludersi, in capo agli acquirenti, una situazione di buona fede...»), con la formula «perché il fatto non costituisce reato», Antonio Geraci, Francesco Merlo, Tindaro Merlo, Giuseppe Antonio Marra, Costanza Godino, Paolo Arigò, Antonino Zumbo, Angelo Merlino, Giuseppa Pizzino, Vittorio Gallina, Antonio Candela, Cosimo Polizzi, Teresa Cavaretta. Non è stata disposta la confisca, è stata invece decisa la restituzione alle ditte Geraci Antonio, Arim Sas di Arigò Gaetano & C., Sarev srl.

Il giudice Misale scrive, sul piano generale, che «... l’elemento che maggiormente depone nel senso di una trasformazione a scopo edificatorio del terreno incompatibile con la natura dello stesso è, dunque, costituito dalle successive alienazioni dei terreni da parte degli eredi a terzi, aventi ad oggetto appezzamenti non interamente corrispondenti alle originarie quote ereditarie».

Alienazioni e vendite «... che hanno dato luogo alla creazione o alla previsione progettuale di una pluralità di edifici a scopo residenziale».

Nella vicenda ci sono quindi elementi precisi che propendono per la condanna secondo il giudice: «... natura dei manufatti in progetto (aventi caratteristiche di edifici a scopo abitativo piuttosto che a servizio del fondo agricolo), modalità del frazionamento, personalità dei singoli acquirenti (alcuni privi delle caratteristiche soggettive cui la normativa rimanda, al più dediti alla coltivazione personale del fondo), ed il prezzo delle compravendite (sproporzionato per quello di terreni ad uso agricolo e compatibile, invece con quello di terreni edificabili)».

Oggi a Fondo Cardia, a quanto pare dopo una nuova ricognizione dei vigili urbani, ci sono ancora alcune strutture sequestrate “bloccate”, e un paio di ville sono invece già state completate, sono abitate. Dopo la sentenza sarà probabilmente il Comune a decidere cosa fare.

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