Mercoledì, 17 Ottobre 2018
CALCIO

Barbera: "Messina, una sinergia per ripartire"

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I tifosi incontrano Barbera La città chiede una società più forte

L’ultimo contatto venerdì mattina. Franco Proto e Francesco Barbera hanno avuto un breve colloquio telefonico il “famoso” giorno del gong della Covisoc. Uno degli ultimi tentativi disperati di salvare la nave e assicurare un domani all’Acr. L’imprenditore del caffè è deluso come tutta la città che attonita ha assistito alla fine più ingloriosa di una società destinata a terminare il suo “viaggio” in un’aula di tribunale. Barbera in passato è stato più volte vicino al Messina. Soprattutto l’anno scorso, quando ha lanciato proprio con Proto un progetto di rilancio dell’Acr “a otto quote” poi caduto nel vuoto. In futuro potrebbe contribuire al rilancio del calcio messinese, oggi la sua idea è «un anno sabbatico per meglio studiare le future strategie».

Si aspettava un finale così amaro?

«Con il senno di poi è fin troppo facile dire “io lo avevo detto”. In tempi non sospetti ho pubblicamente esternato quello che pensavo del “progetto Proto”. Non auspicavo certo questo epilogo, ma ho sempre pensato che le possibilità di un buon esito fossero scarsissime».

Si è mai dato una risposta sul perché Messina di recente non riesce ad avere continuità nel calcio? Apatia imprenditoriale in città, perché non si crede più nel fenomeno calcio?

«Perché nel calcio si riflettono sempre le vicende umane ed economiche che caratterizzano il territorio di riferimento di ogni squadra. In una città che evidenzia criticità insormontabili perché dovrebbe funzionare il calcio quando tutto il resto è allo sbando? Per fare sport ad alti livelli ci vogliono soldi, molti, e serve il supporto indispensabile delle istituzioni, non a parole ma con fatti. Le squadre professionistiche non sono diverse da un’impresa e se non vengono gestite con rigidi criteri e da veri uomini d’impresa hanno vita breve. È impensabile che possano andare avanti senza serie programmazioni facendo affidamento sulle iniezioni di danaro provenienti dall’esterno».

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