Sabato, 17 Novembre 2018
MESSINA

Arresto medici 118, le accuse

di
medici 118, Messina, Archivio
tribunale generico

Saranno interrogati venerdì mattina nel carcere di Gazzi Antonio Corica ed Antonino Ferlito i due medici del 118 di Letojanni arrestati ieri dalla Polizia per le ripetute assenze non autorizzate dal posto di lavoro. Corica, di Montalbano Elicona e Ferlito catanese, devono rispondere di
truffa aggravata e falsità ideologica commessa da pubblico ufficiale in atti pubblici e secondo l'accusa, si coprivano a vicenda. Venerdì al gip Salvatore Mastroeni dovranno spiegare molte cose. Le loro assenze dal posto di lavoro durante il servizio notturno, le firme apposte sul registro delle presenze nonostante fossero assenti ed il significato di alcune conversazioni intercettate dagli investigatori nelle quali si accordavano per alternarsi durante il servizio notturno nonostante dovessero lavorare in coppia. Uno restava a casa,l'altro andava a lavoro e firmava il registro anche per l'altro collega, apponendo uno scarabocchio così come definivano la firma nei loro colloqui telefonici.

Certi dell'impunità i due medici proseguivano nei loro comportamenti illeciti in maniera spavalda anche quando era ormai chiaro che i colleghi avevano scoperto tutto, le assenze, le false sottoscrizioni e avevano perfino fotocopiato il registro da dove si evidenziava lo spazio lasciato in bianco per essere riempito successivamente con la firma autentica del medico assenteista”.  Nessuna preoccupazione neanche di essere denunciati: “Vallo a dimostrare -dicevano parlando fra di loro – la mia parola contro la sua. Dal 2014 quando sono scattate le indagini all'agosto scorso vengono contestati a Corica 40 assenze ingiustificate, 36 a Ferlito. Per il primo è stato eseguito un sequestro preventivo per equivalente pari a 16.000 euro per il secondo a 15.000.
Nell'ordinanza il gip Mastroeni usa toni molto duri per descrivere il comportamento dei due medici del 118. Il giudice evidenzia il pregiudizio arrecato alla collettività, avuto riguardo alla particolare delicatezza delle funzioni affidate agli indagati, ai quali era demandato un servizio di urgenza, probabilmente ritardato o reso più difficoltoso dalle condotte di abuso poste in essere”.E poi, in un altro passaggio, il gip rincara la dose “Qui si verte in assoluta mancanza del servizio ed un disprezzo di esso e degli obblighi di carattere eccezionale”. Mastroeni parla addirittura
di una  “criminalità bianca”, “ma grave, pericolosa e dannosa che “divora e distrugge in immagine ed efficienza, dall’interno, le istituzioni statali”.

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