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Il pesce delle nostre tavole viene... dall’estero

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Il pesce delle nostre tavole viene... dall’estero

Fra gli 8000 chilometri di coste italiane, sono 2000 i pescherecci che, di giorno in giorno, condizioni climatiche permettendo, riempiono mercati, negozi, ristoranti e privati di pesce. Eppure, basta un giro fra i grossisti e nei mercati rionali per rendersi conto che, in realtà, la maggior parte del pesce consumato è importato, non solo dai paesi dell’Ue, ma anche dai continenti più lontani: Africa, Asia e America Latina.

Varie sono le procedure e i trattamenti a cui il pesce è soggetto: si spazia dal prodotto d’allevamento a terra (in Grecia) e in vasca (Sicilia e Malta), a quello congelato non appena pescato, arrivando, poi al pesce decongelato da consumarsi a breve (circa 48 ore). Il tutto avviene auspicabilmente nel rispetto della normativa internazionale. E niente c’è di male nell’utilizzare pratiche alternative di conservazione del pesce per ovviare a momenti in cui quello fresco risulta indisponibile. Tuttavia, per chi compra, le dinamiche di pesca, conservazione e distribuzione del pesce sono, spesso, ignote. Il problema della pesca locale è legato ai prezzi e alla disponibilità dei pescherecci. Per quanto riguarda il pesce che arriva a Messina e in provincia, sono i pescherecci locali che girano fra lo Stretto e le Eolie, Sciacca e Lampedusa, i principali fornitori dei grossisti. Le quantità che arrivano, però, specie d’inverno, non riescono sempre a soddisfare la domanda, così, si è costretti a rifornirsi anche altrove. «La Spagna è in Europa una delle maggiori esportatrici di pesce. Il sistema di tassazione lì è completamente diverso rispetto a quello italiano – spiega il grossista Antonio Salamone. Lo stesso carburante costa il 70% in meno rispetto all’Italia. Già questo spiega perché, in pochi anni, da 200 pescherecci siciliani ve ne siano oggi solo 60».

Dalla penisola iberica il pesce riesce ad arrivare in meno di 24 ore: punto di incontro per tutti gli acquirenti è Roma. Lì, con i camion, ci si rifornisce del pescato estero e, con rapidità, quasi ogni giorno, il pesce fresco riesce in poche ore ad arrivare anche nei mercati ittici di Messina. Si aggiunga, poi, che il Mediterraneo è un mare chiuso: lo Stretto di Gibilterra, infatti, non garantisce un ricambio continuo.

L'inchiesta continua nell'edizione cartacea

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