Sabato, 22 Settembre 2018
MESSINA

L’infiltrazione mafiosa c’è stata davvero

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 Il caso che sta tenendo banco ormai da giorni si arricchisce di un nuovo capitolo. Il prefetto Trotta, con il richiamo ufficiale all’amministrazione comunale per la mancata applicazione del protocollo di legalità “Carlo Alberto Dalla Chiesa” ritiene di aver posto un problema non formale, ma sostanziale. E lo ribadisce nel momento in cui cita (vedi la lettera inviata lo scorso 2 settembre al Comune) un caso concreto: a inizio anno, un gruppo interforze, su disposizione della Prefettura, dopo l’aggiudicazione di un appalto pubblico a Palazzo Zanca (riguardante lavori di riqualificazione nel centro urbano, affidati a una ditta catanese), eseguì un accesso ispettivo agli atti. Nella circostanza furono riscontrati tentativi di infiltrazione mafiosa nei confronti della ditta aggiudicataria. E quando dalla Prefettura arrivò l’informazione antimafia interdittiva che bloccò l’aggiudicazione, il Tar rigettò il ricorso dell’azienda che chiedeva la sospensiva. «Appare ovvio rilevare – scrive il prefetto – che la preventiva, doverosa applicazione del protocollo avrebbe evitato l’aggiudicazione dell’appalto a una ditta controindicata». Il sindaco Accorinti, che sull’argomento ha già replicato ufficialmente al prefetto, ritiene di dover intervenire nuovamente per ribadire «che la legalità, la trasparenza e la lotta contro ogni fenomeno affaristico e mafioso è una priorità di questa Amministrazione». «La delibera commissariale n. 553 del 14 giugno 2008, con la quale l’amministrazione comunale ha aderito al Protocollo di legalità tra la Regione siciliana e le Prefetture, in esecuzione dell’articolo 4 comma 4 dell’Accordo di Programma Quadro Carlo Alberto Dalla Chiesa, dagli approfondimenti effettuati a seguito delle sollecitazioni del prefetto, non risulta sia stata mai portata a conoscenza degli uffici comunali, né della Prefettura di Messina; il Dipartimento competente, Bandi di Gara e Contratti, non ha potuto dare seguito al protocollo non avendo avuto conoscenza dell'adozione della deliberazione commissariale se non solo sette anni dopo, in conseguenza della nota del Prefetto dell'11 giugno 2015». Accorinti, quindi, continua a sostenere la sua tesi: nessuno ne sapeva niente e nessuno ha sollevato la questione in questi 7 anni. «In ogni caso, nel rispetto del Protocollo di legalità “Accordo Quadro Carlo Alberto Dalla Chiesa”, stipulato il 12 luglio 2005 – precisa il sindaco – il Dipartimento ha sempre allegato ai bandi di gara il modello di dichiarazione relativo, acquisendo così dalle ditte partecipanti ai pubblici incanti, apposita autocertificazione relativa alle clausole di autotutela per contrastare i tentativi di turbativa d’asta. Tutte le richieste riguardo il rilascio della comunicazione e/o informazione antimafia per gli appalti relativi ai lavori e forniture sono sempre state debitamente notificate dall’Ufficio competente alla Prefettura». Poi, al richiamo del prefetto, il sindaco dice di aver dato subito disposizioni al competente Dipartimento, «a dimostrazione dell’attenzione istituzionale di fronte al possibile rischio di infiltrazioni criminali all’interno dell’attività amministrativa comunale. La segreteria generale Bandi di Gara e Contratti ha dato immediata applicazione al protocollo. Taluni bandi e/o disciplinari pubblicati sul sito del Comune di Messina, citati in articoli di stampa, pur facendo riferimento al protocollo d’intesa tra Comune e Prefettura, si limitano ad estrinsecare tale adesione esclusivamente con la sottoscrizione della dichiarazione sostitutiva nel rispetto del Protocollo di Legalità “Accordo Quadro Carlo Alberto Dalla Chiesa”, stipulato il 12 luglio 2005, e non già del Protocollo di legalità del 14 giugno 2015. Ribadisco infine la più viva sensibilità dell’Amministra - zione verso il tema della legalità e della trasparenza nelle procedure, confermando la totale collaborazione con la Prefettura, le forze dell’ordine e la magistratura. Auspico per il futuro – conclude Accorinti – che il confronto tra le istituzioni possa essere la strada per la soluzione di problemi che riguardano argomenti molto delicati che richiedono sempre la massima attenzione, evitando di generare dubbi o errate interpretazioni in merito al corretto operato dell’Amministrazione».

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