Martedì, 25 Settembre 2018
MESSINA

Quelle surreali vicende di Palazzo Zanca

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 Palazzo Zanca sta diventando sempre più teatro di vicende surreali. La sera del 13 agosto arriva una telefonata in redazione: è il prof. Nino Mantineo che preannunzia l’invio di una e-mail contenente le motivazioni – elencate in una lunga lettera inviata al sindaco Accorinti e al segretario generale Le Donne – che lo inducono a lasciare l’incarico di assessore ai Servizi sociali. La Gazzetta dà la notizia (in esclusiva) ed è inevitabile che un gesto così dirompente, alla vigilia oltretutto della Vara, provochi un autentico “terremoto” politico nelle stanze del Comune. Il sindaco non la prende bene, alcuni assessori si dicono stupiti, e non parliamo delle reazioni (quelle “a denti stretti”, non ufficiali) del segretario-direttore generale e dell’ormai ex dirigente del Dipartimento servizi sociali Giovanni Bruno, tirati in causa pesantemente da Mantineo. Accorinti decide di “congelare” le dimissioni e di rinviare tutto a dopo Ferragosto, convocando per il 17 un vertice incentrato sulle questioni sollevate dall’assessore, in particolare sull’urgenza di adottare gli atti indispensabili per tentare di recuperare le somme ormai quasi perse dei fondi legati al Piano di azione e coesione (Pac). E lunedì mattina, richiamati in fretta e furia dalle ferie, i componenti della Giunta, il segretario-direttore generale, i dirigenti e i funzionari di vari Dipartimenti comunali, si ritrovano tutti attorno al tavolo presieduto da Accorinti. Alla fine viene stilato un comunicato nel quale si annuncia che l’amministrazione ha avviato un percorso per non perdere la grande opportunità costituita dai fondi Pac (3 milioni di euro destinati alle attività per l’infanzia e per l’assistenza agli anziani). Mantineo dichiara «serviva una scossa, sono contento di di averla data». All’improvviso sembra non sia successo nulla. Ieri mattina, alla domanda della giornalista di Rtp, l’assessore nega di aver parlato mai di dimissioni e richiama il passaggio della lettera nella quale Mantineo affida al sindaco «la volontà di procedere alle questioni da me sollevate, o intervenendo direttamente per modificare la condizione attuale del Dipartimento o di ritenere che sia opportuno procedere al mio ricambio». E Accorinti afferma di voler procedere ad un’ampia riflessione su tutto il settore delle politiche sociali, senza avere, però, all’ordine del giorno, la sostituzione di Mantineo, destinato, per il momento, a rimanere al suo posto. Verba volant, scripta manent. Restano le parole scritte. Parole inequivocabili, contenute in un documento che in quasi tutti i passaggi va letto proprio come una “lettera d’addio”, oltre che come un durissimo atto d’accusa nei confronti del proprio dirigente e di colui che dovrebbe sovrintendere alla gestione della macchina organizzativa, l’uomo dal doppio incarico (e doppio stipendio), il segretario-direttore generale Antonio Le Donne. È lui il vero “bersaglio” di Mantineo, che però non risparmia stilettate anche al proprio sindaco, soprattutto quando gli ricorda di «non poter non sapere» della gravità della situazione vissuta all’interno dell’assessorato ai Servizi sociali, gli imputa «un cambio di marcia che non è stato colto, neppure di fronte ai guasti, ritardi, inadempienze che hanno caratterizzato l’azione amministrativa». Alla fine della lettera Mantineo scrive: «Qualcuno di questo deve rispondere. E io non mi sento il responsabile se qualcuno ha preferito non vedere e non intervenire». Chi non ha visto? Chi non è intervenuto? Perché essere costretti a una riunione urgentissima per salvare il salvabile, cioè recuperare quel che resta dei fondi Pac (una parte si è già persa) quando da mesi, stando a quanto denuncia Mantineo, la vicenda era nota a tutti? C’è o non c’è del surreale in tutto ciò?

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