Venerdì, 21 Settembre 2018
MESSINA

Sbarco migranti
manette per
sei scafisti

di

E’ un lavoro senza fine quello delle forze del’ordine e dei volontari che devono fronteggiare l’arrivo ormai quasi giornaliero di centinaia di migranti sulle nostre coste. Ieri l’ultimo sbarco di 392 persone scese al molo Marconi dalla nave “Ubaldo Diciotti” della Guardia Costiera.  Sulle banchine le solite scene di stanchezza e disperazione degli stranieri quasi tutti di origine subsahariana ma anche di gioia per aver raggiunto la terra promessa.

I migranti sono stati soccorsi in mare dal pattugliatore in quattro interventi differenti. Una volta rifocillati e sottoposti alle consuete visite mediche i profughi sono stati trasferiti nelle strutture di accoglienza cittadine.

Le indagini della Squadra Mobile e della Guardia Costiera si sono protratte per tutta la nottata ed hanno consentito di individuare gli scafisti dei tre gommoni soccorsi nel Canale di Sicilia.

A condurre il primo natante un senegalese di 29 anni ed un nigeriano di 30.  Sul secondo gommone gli scafisti identificati dagli investigatori sono un 19enne del Gambia ed un 48enne nigeriano. Infine sul terzo natante i responsabili del viaggio erano due nigeriani di 26 e 30 anni.  Anche stavolta sono state le testimonianze dei migranti che hanno consentito di dare un nome ed un volto agli scafisti.

Tutti hanno raccontato di come, dopo mille sacrifici, hanno raggiunto la Libia nel tentativo di proseguire il loro viaggio verso le coste Italiane.

Alcuni di loro hanno raccontato di essere stati “trattenuti” dai libici per diverso tempo, e di essere stati costretti a lavorare per mesi senza percepire alcun compenso ma solo la promessa di effettuare il viaggio della speranza verso l’Italia.

Tutti, dopo aver sborsato ingenti somme di denaro, sono stati accompagnati sull’ormai nota spiaggia della cittadina di Zwara dove, ad attenderli c’erano uomini incappucciati ed armati che li hanno obbligati a salire sui gommoni stipati come sardine.

I sei arrestati sono ora rinchiusi  nel carcere di Gazzi a disposizione dell’Autorità Giudiziaria.

© Riproduzione riservata

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