Sabato, 22 Settembre 2018
MESSINA

La verità sul
fenomeno “Canazzo”

di
canazzo, Messina, Archivio, Cultura

In pochi mesi è passato dalla piazzetta di Itala ad una risonanza mediatica stratosferica, tale da diventare uno dei più personaggi più chiacchierati della grande piazza virtuale dei social network. Luca Fiumara, al secolo “Canazzo”: poche rime per ordinare parole sgangherate, concetti confusi, ma tanto cuore. Un ragazzo con qualche limite ma con voglia irrefrenabile di raccontarsi attraverso la musica. Ha scelto il rap, seppur con sonorità e basi tipiche della dance, molto commerciali. Nel bene o nel male è riuscito a crearsi un personaggio, ottenendo ciò a cui molti ragazzi ambiscono: uscire dall'anonimato. C'è chi lo ritiene sincero, chi lo giudica solo come l'ennesimo fenomeno da baraccone. “Canazzo”, nella sua semplicità, ha diviso il variegato e per tanti versi incontrollabile mondo della rete. Ma cosa si nasconde dietro quelle frasi bizzarre? E' tutto reale ciò che dice e canta o vi sta dietro una ragionata montatura?

Gli occhi grandi ed uno sguardo da sognatore, tipici di chi sembra avercela con il mondo ma poi non riesce a far male ad un insetto, si contrappongono ad un taglio di capelli aggressivo, ai tatuaggi. Veste in tuta e si fa riprendere in video nel degrado: questo è Canazzo. Poi c'è Luca Fiumara, il 26enne che ci racconta la sua vita e i suoi pensieri fuori dal piccolissimo monitor, raccolti “senza filtro” per dare loro autenticità. «Ho studiato alla scuola media “Franco Giacobbe”, non ho frequentato le superiori ma un corso di cucina - ci ha rivelato -. Non lavoro, non ho mai lavorato, percepisco una pensione minima di invalità per problemi al cuore». Gli amici sono quelli del paese e qualcuno di Messina, il rapporto con la famiglia altalenante: «Con mio padre non vado d'accordo ma sono molto legato a mia madre. Ho un fratello, con lui alti e bassi, ma gli voglio bene, proprio come un fratello. Di amici veri ne ho pochi, molti hanno cercato di approfittarsi di me, traditori ne ho conosciuti tanti».

Schiettezza, nessun giro di parole: «Prima di essere conosciuto con la musica non ero niente, poco considerato e quasi mai rispettato, mi hanno sempre preso in giro perché ero ciccione, adesso per fortuna sono dimagrito ed ho acquistato autostima. So di avere una camminata strana e di non comunicare correttamente, anche per questo venivo preso in giro, ma questo è il mio riscatto anche se alcuni continuano a ridere di me». Adesso, appunto, la musica è cambiata: «Questa notorietà non era prevista nella mia vita, ma ora non mi vorrei fermare, adesso mi chiamano tutti Canazzo, mi piace tanto. I miei testi? Sono legati ad avvenimenti realmente accaduti, basta guardarmi, sono vero e non racconto storie inventate come tanti cantanti ridicoli». Al centro dei suoi messaggi c'è l'amore, per le donne: «E' bellissimo amare, anche se ho avuto solo delusioni in passato, come con due ragazze, Jessica e Valentina, delle quali ho parlato nelle canzoni. Da poco ho conosciuto Santina, sembra andare tutto bene, lei è quella giusta». Ed ha già assunto il nome d'arte di “Lady Canazza”, protagonista in un pezzo recentemente lanciato. Luca non ha paura che possa sottrargli notorietà: «Siamo come Albano e Romina, cresceremo insieme».

Si fida di alcune persone, ma non di tutte, è un ragazzo con tante speranze: «A chi mi insulta voglio dire che non è giusto giudicare le persone, specie se non le conosci e non sai come sono arrivate al punto in cui si trovano. Non ho fatto del male a nessuno, spero che un giorno gli insulti diventino applausi». Non ha la patente, si muove a piedi o con i mezzi. Sul luogo in cui vive, Itala, ci dice infine: «Forse risiedere in una città grande mi avrebbe permesso di passare più inosservato, ma sono diventato famoso grazie al web, il paese d'origine non conta, devo solo ringraziare il mio manager Antono Nava. Devo ringraziarlo, non avendo possibilità economiche per ricambiare il suo aiuto ho deciso di firmare un patto morale in cui, dopo la mia morte, spero mai, la mia anima diventerà di sua proprietà». Si spera sia solo trash.

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