Martedì, 25 Settembre 2018
MESSINA

Liceo Bisazza
occupazione finita
resta lo sconcerto

liceo bisazza, Messina, Archivio

Cominciamo dalla fine. Mezzogiorno è passato da poco, la dirigente Gammeri e i suoi collaboratori arrivano a scuola. I ragazzi che l’avevano occupata sono stati convinti ad andar via, dopo il nuovo intervento della Digos. La fine dell’occupazione al Liceo Bisazza, però, è solo un passaggio di una vicenda destinata a durare molto più a lungo. E ad avere conseguenze pesanti per l’azione portata avanti da un gruppetto di studenti.

Tutto è iniziato con le rivendicazioni dei rappresentanti d’istituto che avevano chiesto un confronto e ottenuto il 4 dicembre un accordo per la cogestione dell’istituto, con tanto di circolare ad alunni e docenti. Un modo per venire incontro alle richieste dei ragazzi, senza penalizzare il diritto allo studio. Nel documento era stato stabilito un programma di attività da portare avanti fino a giovedì 18. Poi, però, è accaduto qualcosa di imprevisto e gravissimo. La mattina di mercoledì 10 un gruppetto di persone è entrato nell’istituto. Quattro ragazzi con il volto coperto da passamontagna hanno scavalcato il muretto accanto a una finestra e dato il via all’occupazione. Sono scattate denunce e segnalazioni alla Digos che ha cercato invano di far cambiare idea ai ragazzi.

“Sono entrati come ladri, hanno rubato il diritto allo studio dei nostri studenti” ha poi raccontato la dirigente. Che insieme al direttore dei servizio generali e amministrativi e al presidente del consiglio d’istituto ha presentato un esposto denuncia al commissariato nord della polizia. Dove peraltro erano già arrivate le segnalazioni di molti genitori di studenti.

Stamattina la svolta, con la scelta dei ragazzi di lasciare la scuola. Uno di loro parla per tutti, negando le responsabilità sull’ingresso a volto coperto, ma ammettendo quelle legate all’occupazione. La vicenda è destinata ad avere strascichi. Se ne occuperanno le forze dell’ordine. Resta la gravità del fatto. Con i passamontagna, si fanno le rapine. Ci sono molti altri modi – leciti – per rivendicare i propri diritti. E quando si sceglie la strada giusta, spesso si ottengono anche risultati. 

© Riproduzione riservata

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