Domenica, 23 Settembre 2018
MESSINA

Op. Richiesta
19 gli indagati

Agivano contro commercianti, cantieri edili e ditte operanti nel settore e attraverso la loro forza intimidatrice costringevano i titolari a versare denaro o ad assumere i sodali dell’organizzazione. Secondo i riscontri investigativi a dirigere il gruppo sarebbe stato Santi Ferrante, 61 anni. Benché recluso nel carcere abruzzese di Sulmona sarebbe riuscito ad impartire ordini agli uomini del clan su come agire nel territorio. Dodici gli arresti eseguiti a dicembre dalla Squadra Mobile di Messina. Ora il sostituto procuratore della DDA Camillo Falvo e della procura ordinaria Diego Capece Minutolo hanno chiuso le indagini dell’operazione richiesta. 19 gli indagati  accusati, a vario titolo, di associazione mafiosa,  estorsioni, furto e danneggiamento. Nell’elenco oltre a Ferrante,  i fratelli Antonino e Raffaele Genovese, la sorella Maria, moglie di Francesco La Rosa, 60 anni, ritenuto dagli investigatori il braccio operativo del gruppo.

E poi i sodali Gianfranco La Rosa, figlio di Francesco, Vittorio Di Pietro, Francesco Di Biase, Sebastiano Freni, Enrico Oliveri, Giovanni Lanza e Salvatore Triolo. L’indagine era iniziata con l’arresto di Vittorio Di Pietro avvenuto nel febbraio 2012.. Le successive indagini hanno consentito di appurare una serie di estorsioni ai danni di alcuni commercianti di Camaro e, portato alla luce l’esistenza di un gruppo criminale che vessava operatori e imprenditori edili anche di altre parti della città.

Ma nelle indagini della Mobile una sola vittima di estorsione ha denunciato i propri aguzzini. Decisive quindi, sono state le dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia. 

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