Lunedì, 10 Dicembre 2018
DISINNESCO ORDIGNO

È la spoletta il cuore della bomba. «Ecco come si fa a disinnescarla»

  C’è sempre un alone di mistero che circonda l’entourage che si occupa di disinnescare un ordigno. Messina, soltanto nel periodo della Seconda Guerra Mondiale, è stata vittima di 2.805 bombardamenti angloamericani aerei e 4 navali per cui rientra di diritto tra le città a rischio ritrovamento di ordigni bellici inesplosi. Nel corso di lavori sul marciapiede di una palazzina in via Taormina è venuta alla luce una ogiva con un diametro di circa 30 centimetri arruginita. Per identificarne la potenzialità e per descriverne caratteristiche ed effetti ci siamo consultati con l’esperto Corrado Loiacono, artificiere e tecnico specializzato nel ritrovamento di ordigni al Nucleo Bonifica dell’ex 11. Reparto rifornimenti di Messina, oggi in pensione. Loiacono nel corso della carriera ha disinnescato sul territorio nazionale centinaia di bombe di aereo e migliaia di residuati definiti “or - dinari” (manufatti da mortaio, granate di artiglieria e bombe a mano di varie nazionalità). Con lui ci siamo addentrati nello specifico per conoscere i dettagli della bomba: «È un ordigno molto potente – ha esordito Loiacono – dal peso di 500 libbre (227 chilogrammi), con all’interno circa 120 chili di esplosivo. È una classica bomba americana definita in gergo standard “AN modello 64”, identificabile nella sigla AN (Arm e Nav) che può essere indistintamente utilizzata dall’Esercito e dalla Marina».

– In passato sono stati inertizzati altri ordigni nelle vicinanze del ponte di Gazzi. Erano dello stesso modello? «Sì, sono della stessa famiglia. In quel periodo Messina era tra le città in possesso di batterie di contraeree importanti e tutto lo Stretto, anche nella parte calabra, era particolarmente fortificato. Le contraeree italiane e tedesche, quindi, puntavano a incrociare il tiro dalle due sponde per centrare gli aerei nemici. Ecco perché le bombe venivano lanciate da americani e inglesi da distanza di sicurezza e fuori dal perimetro di fuoco della contraerea. Venivano sganciate a grappoli e quando giungevano sull’obiettivo erano distanti un centinaio di metri l’una dall’altra. Il modello della bomba ritrovata in via Taormina è uguale a quelle disinnescate in passato in via Bonino, all’altezza della Birra Messina, distanti un centinaio di metri l’una dall’altra».

–Descriviamo l’ordigno. «Il corpo della bomba è lungo un metro e 14 centimetri. All’in - terno è composta da una carica esplosiva di 120 kg di amatolo tritolo, divisa nelle stesse percentuali, con due spolette di ogiva e di fondello. Il percussore della spoletta, all’urto della bomba sul terreno, percuote la capsula che di conseguenza trasmette l’urto esplosivo al detonatore secondario e quindi alla carica esplosiva».

– Come avviene il disinnesco? «Quando interviene la squadra artificieri e l’ordigno è semisotterrato, come nel caso specifico, c’è bisogno di liberarlo totalmente dall’interramento prima di stabilire quale intervento effettuare. Una volta alla luce il residuato viene visionato totalmente e nello specifico si esaminano le spolette, considerate il cuore della bomba. È importante, infatti, capire se si può operare togliendo le spolette, sempreché le stesse siano amovibili. Una volta “svitate” la bomba viene trasportata in un luogo idoneo per farla brillare. Se invece si opta per la seconda ipotesi si procede effettuando direttamente sulla bomba un foro della larghezza sufficiente per inserire una lancia in grado di immettere acqua calda e vapore a una temperatura di circa 80 gradi. Sciolta la carica esplosiva, il tritolo viene raccolto e distrutto bruciandolo per via pirica. Le spolette, con relativi detonatori, si fanno invece brillare con un’apposita carica. A quel punto rimane solo la carcassa inerte e l’intervento è concluso ».

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