Lunedì, 10 Dicembre 2018
MESSINA

L’isola pedonale
“spacca” i negozianti

isola pedonale, Messina, Archivio

  Qualcosa si muove, dunque, ma le spaccature rimangono. E sembrano profonde, anche tra le maggiori associazioni di categoria, Confesercenti e Confcommercio. Il coordinatore cittadino di Confesercenti, Benny Bonaffini, è stato bersagliato di urla di disapprovazione quando ha dichiarato, in consiglio comunale, di essere in possesso di ben 103 adesioni (su 186 commercianti) favorevoli all’isola pedonale. Un dato che è stato messo in discussione ma che Bonaffini ha voluto “difendere”, mostrando alla Gazzetta tutte le firme raccolte e anche il contenuto del documento che i commercianti hanno sottoscritto. «Confermiamo con forza – si legge tra l’altro –la nostra convinzione che nel medio e lungo periodo l’isola pedonale Cairoli porterà vantaggio non solo alla cittadinanza, ma anche alle attività economiche che sono presenti all’interno di tale perimetro. Manifestiamo però la nostra preoccupazione nel registrare una fortissima azione di contrapposizione da parte dei soliti noti che attraverso alcuni consiglieri comunali vogliono affondare l’attuale isola pedonale Cairoli, proponendo soluzioni alternative, non suffragate da studi che provino siano migliori, ma soltanto come tappa intermedia in direzione del traguardo che si sono posti, ossia l’affondamento di un’isola pedonale permanente nel centro commerciale naturale della città». Il sì di Confesercenti non è a priori: «L’isola è migliorabile e dovremo comprendere insieme in che modo, cominciando con il mettere con le spalle al muro il latitante assessore al decoro urbano». Di tutt’altro avviso Confcommercio (che in un primo momento aveva solo chiesto che si posticipasse l’isola a dopo Natale). A spiegare il pensiero dell’associazione è stato Maurizio Migliorato, che in Consiglio comunale ha letto un documento. «È vero che è una “sperimentazione” che necessità di fisiologici tempi di assestamento, ma non si può permettere che abbia effetti irreparabili sul tessuto economico della città. Vi è il concreto rischio di innescare un “effetto domino” le cui conseguenze sarebbero devastanti.

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