Martedì, 22 Gennaio 2019
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MESSINA

Truffe all’Inpdap:
in 7 a giudizio

di
truffa all'inpdap, Messina, Archivio
inpdap me

C’è un primo quadro processuale per la clamorosa inchiesta sulle truffe in serie all’I npdap e alle finanziarie in città, che nel gennaio dello scorso anno coinvolse parecchi tra impiegati e beneficiari di pensioni e finanziamenti, soprattutto la categoria dei “finti vedovi”. Ieri davanti al gup Antonino Genovese s’è infatti celebrata la maxi udienza preliminare che vedeva coinvolti quattordici imputati con varie accuse contestate, dall’a s s ociazione a delinquere, alla truffa, e al falso. Udienza che s’è conclusa solo nel tardo pomeriggio con sette rinvii a giudizio, tre richieste di giudizio abbreviato, una richiesta di patteggiamento e tre proscioglimenti. Ecco il dettaglio. Il gup Genovese ha rinviato a giudizio su richiesta della Procura, ritenendo sussistenti le accuse a loro carico: Carmelo Iaria, Mario Miceli, Mara Gazzignato, Domenica Oliveri, Simonetta Oco, Maria Cucinotta e Francesca Mangiapane. Il processo che li riguarda inizierà il 4 luglio prossimo davanti ai giudici della prima sezione penale del tribunale. Tre le richieste di giudizio abbreviato, avanzate da Angelo Genitore, Rosario Grasso e Tommasa Bonna; per definire la loro posizione se ne riparlerà il 29 maggio prossimo. Una invece la richiesta di patteggiamento, avanzata da Antonina Miceli, la cui trattazione è stata differita dal gup Genovese a mercoledì. Il collegio di difesa di questi imputati è stato composto dagli avvocati Francesco Traclò, Antonio Bongiorno, Anna Maria Lombardo, Marco Morabito, Antonio Fragale, Rosy Spitale, Cristina Asaro, Giuseppe Aveni e Diego Lanza. In tre invece sono stati prosciolti con formula piena («per non aver commesso il fatto») da tutte le accuse. Si tratta dei promotori finanziari Epifanio Antoci e Tommaso Carbonaro, e del collaboratore Giuseppe Coletta. Il loro collegio di difesa, formato dagli avvocati Bonni Candido, Giuseppe Donato e Domenico Rizzotti, ha dimostrato anche documentalmente la loro completa estraneità alle pratiche fittizie e ai finanziamenti contestati. In precedenza, nelle scorse settimane, aveva invece patteggiato la pena un altro degli indagati iniziali, che era stato stralciato. Davanti al gup Urbani aveva concordato con l’accusa la pena di un anno e mezzo Nicolina Buda, che in questa vicenda è stata assistita dall’avvocato Giorgio Italiano. Le indagini, avviate nel settembre 2011 dalla Sezione di Pg della polizia coordinata dal vice questore Fabio Ettaro, sono state condotte dai sostituti procuratori Fabrizio Monaco e Diego Capece Minutolo. Hanno permesso di accendere i riflettori su dieci episodi truffaldini, il primo dei quali risale al 2009. È stato a suo tempo il direttore dell’Inpdap a denunciare le anomalie, con un esposto in Procura. Angelo Genitore, ex dipendente Inpdap, ritenuto il capo dell’organizzazione, avrebbe per esempio “ingannato” il sistema interno che eroga le pensioni di reversibilità, persuadendo i complici a inoltrare autocertificazioni fasulle su rapporti coniugali fittizi con pensionati defunti. Parenti o amici i beneficiari: Mario e Antonina Miceli sono fratelli, e la signora Gazzignato è la moglie del primo. Stipulati pure contratti con istituti di credito, che elargivano finanziamenti e relativa trattenuta di un quinto sulle singole rate della stessa pensione di reversibilità. È stato invece stimato in ben 105mila euro il danno patrimoniale alla Pubblica amministrazione e in 155mila euro quello provocato alle società finanziarie. Sono infatti parti offese nel procedimento sia l’Inpdap sia le finaziarie “Neos Service”, “Family Credit” e “Futuro Spa”.

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