Venerdì, 21 Settembre 2018
RIESAME

Restano "a casa"
i due studenti del
liceo Archimede

liceo archimede, Messina, Archivio
liceo archimede

 

di Nuccio Anselmo

Per i ragazzi non si chiamano arresti domiciliari, il termine vuole essere più lieve, è “permanenza in casa”. Ma la sostanza è la stessa. E le quattro mura di casa rimangono almeno per il momento l’unica prospettiva per i due studenti sedicenni del liceo scientifico Archimede che il 7 febbraio scorso sono stati raggiunti da un provvedimento restrittivo siglato dal gip del Tribunale per i minorenni Michele Saya, con l’accusa di abusi sessuali su una loro coetanea e compagna di classe. Ieri infatti il collegio del Riesame del Tribunale per i minorenni presieduto dal giudice Marcello D’Amico con a latere il collega Agostino Cisca, cioé l’organo d’appello rispetto ai provvedimenti emessi dal gip, ha confermato la misura restrittiva a loro carico, quindi per il momento rimane per loro in vigore il regime della permanenza in casa. Scrivono tra l’altro i giudici del Riesame nel lungo e complesso provvedimento che «... sussistono altresì le esigenze cautelari già evidenziate dall’ordinanza applicativa della misura custodiale che si ravvisano nelle modalità esecutive delle condotte delittuose che si sono ripetute nel tempo, in un crescendo, passando dalle dichiarazioni e proposte sessuali, a comportamenti concreti e materiali di prevaricazione e violenza sessuale, che evidenziano il pericolo concreto che l’indagato, anche in considerazione del particolare contesto ambientale in cui la vicenda è maturata, commetta ulteriormente reati della stessa specie di quelli per cui si procede o persino più gravi. Inoltre – scrivono i giudici –, in tale fase delle indagini sussistono esigenze di cautela probatoria che impongono il mantenimento della misura che altrimenti sarebbero vanificate». Cerchiamo di ricostruire nei limiti del possibile giornalistico, che ci deriva in prima battuta, come elemento fondamentale, dalla tutela dei protagonisti di questa brutta storia, sulla scorta dalla scansione temporale. Leggendo il capo d’imputazione si parla di fatti che si sono sviluppati tra il 7 e il 14 gennaio di quest’anno. La ragazza vittima degli abusi sessuali ha reso le prime dichiarazioni dopo i fatti il 16 gennaio, davanti ai carabinieri della stazione di Tremestieri ed ha chiaramente indicato i due suoi compagni di classe come autori di abusi sessuali attraverso pesanti approcci verbali e toccamenti, che sarebbero avvenuti in più ambiti e locali della scuola. Ha poi reiterato le accuse davanti al sostituto procuratore per i Minori Giuseppina Latella il 23 gennaio scorso. Quindi il magistrato, dopo una intensa attività di ascolto di tutta una serie di testi, anche tra i docenti e ragazzi del liceo, ha inoltrato una richiesta di misura restrittiva al gip dei Minori Michele Saya, che l’ha concessa. Misura che è stata eseguita la mattina del 7 febbraio scorso. Secondo il racconto della ragazza «... già in data ... i due le facevano apprezzamenti pesanti e che ... alla presenza di altri compagni di scuola le disse che “voleva... ” e che il ... in quella occasione approvava la proposta del compagno». La ragazza ha poi riferito che «... in data ... si trovava nel corridoio della scuola quando il ... l’ha presa da dietro con il braccio intorno al collo ma contemporaneamente la spinse verso la porta del bagno dei maschi spingendola all’interno dicendole “ fammi ...” ma lei riusciva a scappare». C’è stata anche una ulteriore fase temporale degli abusi sessuali, che sarebbe avvenuta in classe, quando «... il ... cominciò a stringerla toccandole il seno e che nel frattempo il ... gli diceva di “fargli ...” .... ad un certo punto il ... come era solito fare in classe, si era abbassato i pantaloni e gli slip continuando a dire di ... e dopo essersi alzato i pantaloni riusciva a prenderle la mano facendola appoggiare sulle sue parti intime sopra il pantalone... in quel frangente il ... appoggiava il braccio sulla sua spalla e nonostante cercava di divincolarsi, dicendo in continuazione di no, la vittima non si poteva muovere, mentre il ... le spostava la mano sui genitali del ...». Questa è la ricostruzione che sulla scorta degli atti e le testimonianze forniscono i giudici del Riesame nel loro provvedimento confermativo della misura della permanenza in casa. Ovviamente è scontato dire che i difensori dei due ragazzi coinvolti, ovvero gli avvocati Rina Frisenda e Anna Scarcella, ricorreranno in Cassazione per contrastare questa decisione.

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