Martedì, 20 Novembre 2018
MESSINA

Molestie sessuali,
giovedì decide
il Riesame

di
liceo archimede, Messina, Archivio
liceo archimede

Ci sono due sedicenni agli arresti domiciliari e una persona “offesa”, una loro coetanea e compagna di classe. Da qualunque punto la si guardi, la vicenda che ha “s c o n q u a s s ato” la tranquilla atmosfera di un liceo tra i più prestigiosi della città è di quelle che lasciano conseguenze devastanti. L’inchiesta giudiziaria sta andando avanti, giovedì prossimo si pronuncerà il Tribunale del Riesame, che dovrà decidere se le accuse di abusi sessuali nei confronti della studentessa, frequentante il terzo superiore dello Scientifico Archimede, sono tali da giustiicare la prosecuzione della misura cautelare. La notizia girava già da alcuni giorni nel “tam tam” d i ffuso dai social network. Le indagini sarebbero partite già dalla fine del mese scorso e il provvedimento, disposto dal Tribunale dei minori, sarebbe stato eseguito il 7 febbraio. La vicenda, però, presenta aspetti che vanno ancora chiariti, a tutela della ragazza che ha denunciato le molestie ma anche dei due studenti e delle loro famiglie. Ieri il “processo” è andato in scena su “Facebook” con centinaia di commenti da parte di altri adolescenti, studenti dello stesso liceo o di altri istituti scolastici, amiche e amici dei ragazzi coinvolti. Viaggiando tra i “post” emerge lo spaccato di un mondo giovanile che, al di là della divisione stessa tra “colpevolisti” e “innocentisti”, è come vivesse interamente nella “rete”, strumento che è il luogo per eccellenza di socializzazione ma che puà diventare arma pericolosissima. «A me una voce era già arrivata prima che finisse sul giornale...». «Ragazzi, per me adesso importante è urlare che l’Archimede non è questo... ». «Credo che in questo momento la cosa importante da fare è mostrare la nostra solidarietà nei confronti della ragazza, invece di scannarci come sempre». «Li difendo perché so come sono fatti ma alla fine credete quello che volete ». «Conoscerli o meno non cambia le cose. I fatti sono questi...». E ancora: «Per me chi li difende (amico o non) è colpevole quanto loro...». «Sì, dai, arrestiamo pure chi li difende... ». «Mi dovete fare la cortesia di non fare di tutta l’erba un fascio, 2 persone su 1235 non fanno una scuola». «Ha importanza quello che dicono i giudici, vuol dire che il fatto c’è ed è grave...». «Premesso che lo sa tutta la scuola, mostrate solidarietà per la ragazza ed evitate di sentenziare sui sue 16enni... le indagini, i carabinieri e l’ispettore Gadget avranno fatto abbastanza vorrei vedere se qualcuno di voti fosse il fratello- parente-amico dei coinvolti... ». «Chi ha un minimo d’i ntelligenza non lo fa. E di certo non difende persone del genere. Sì, solidarietà senza dubbio, ma anche sprangata a quei due non fa male. Fosse stato mio fratello, lo avrei picchiato a sangue». «Ti ho conosciuto al torneo della chiesa ed eri abbastanza socievole, un bravo ragazzo. Mi dispiace. Riuscirai a superare tutto, perché sei uno che ce la fa...». «Con te ho passato di tutto e ti conosco meglio di qualsiasi altra persona e tu non saresti in grado di fare una cosa del genere! Qui sei tu che stai soffrendo, che stai vivendo questo periodo della tua vita in lacrime, senza poter avere alcun contatto con nessuno... Ti voglio bene, davvero. Fratello, mi manchi». La preside del liceo, Maria Flavia Scavello, da parte sua, ha invitato chiunque si accosti a tale delicatissima vicenda a farlo con estrema prudenza e sensibilità, visto che in gioco vi sono le vite e il futuro di minorenni, senza sputare sentenze prima del tempo. La scuola, secondo la dirigente, ha fatto tutto quello che era nelle sue competenze e ora aspetta gli esiti dell’inchiesta giudiziaria.

Riceviamo e pubblichiamo la seguente lettera da uno degli avvocati che assiste uno dei ragazzi coinvolti nella vicenda: «Dagli atti di indagine richiamati nell’o rdinanza applicativa della misura della permanenza in casa non risulta alcun intervento delle forze dell’ordine teso ad interrompere quella supposta condotta illecita che rischiava di sfociare in uno stupro. Tale notizia è completamente infondata in quanto non è stato operato alcun arresto in flagranza ma solo su denuncia della persona offesa». «Quanto alla diffusa notizia dell’installazione delle videocamere in classe va detto che dagli atti d’indagine depositati e messi a disposizione della difesa non risulta alcuna attività autorizzata o non di videoripresa, a meno che non sia stato svelata un’attività in corso coperta da segreto istruttorio con tutte le conseguenze connesse». «Comunque trattandosi di minori non si ritiene di dovere entrare nel merito della fondatezza dell’ipotesi accusatoria sia per la tutela degli indagati che della persona offesa la quale non ha comunque mai riferito di essere stata costretta a togliersi la maglietta o a denudarsi». «Pertanto chiediamo di verificare la fondatezza delle notizie prima di creare clamore mediatico su fatti che, se gonfiati e distorti, possono solo essere di pregiudizio ai minori stessi e alla prosecuzione delle indagini».

Avv. Rina Frisenda

 

© Riproduzione riservata

* Campi obbligatori

Immagine non superiore a 5Mb (Formati permessi: JPG, JPEG, PNG)
Video non superiore a 10Mb (Formati permessi: MP4, MOV, M4V)

X
ACCEDI

Accedi con il tuo account Facebook

Login con

Login con Facebook
  • Seguici su
X