Martedì, 04 Ottobre 2022
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Concorso GdF: i tatuaggi non causano l'esclusione, vinto il ricorso dai legali Delia e Bonetti INTERVISTA

1 Agosto 2022, una sentenza che rischia di far "giurisprudenza" con il Il Tribunale Amministrativo del Lazio che ha accolto la tesi proposta dallo Studio Legale Bonetti & Delia di Messina in tema di esclusione dai concorsi per l’accesso all’Arma.
Nello specifico, con sentenza n. 10840, la IV Sezione, ha integralmente accolto, il ricorso proposto da un aspirante finanziere, valutato come non idoneo in sede di accertamenti psico-fisici a causa della presenza di due tatuaggi in zona sovramalleoalare, e dunque coperta da uniforme. La divisa maschile copre sempre il polpaccio, mentre per le donne che vogliano entrare nella Guardia di Finanza, non possono essere automaticamente escluse se il tatuaggio è in quella parte del corpo visibile solo per le allieve.

"La vicenda riguarda un aspirante finanziere - commenta l'avvocato Santi Delia dello studio associato Bonetti & Delia -  ma in realtà in una visione più ampia interessa tanti concorsisti alle forze armate, in quanto questo dei tatuaggi risulta essere ancora un retaggio storico (a tratti paradossale) che non si riesce a superare. Il nostro ricorso è basato su un'evidenza piuttosto ovvio, in quanto le divise maschili coprono sempre la zona sotto il ginocchio e che quindi non risultano essere motivo di esclusione dal concorso ed il Tar in tal senso ci ha dato ragione ritenendo eccessiva la decisione della commissione per la gioia di molti candidati"

Una sentenza che ha avuto una cassa di risonanza mediatica di portata nazionale, ritiene che questo possa portare ad una reazione da parte della commissione e quindi ad un ricorso in appello entro i 30 giorni?

"Probabilmente si, questo eco mediatico potrebbe creare una reazione anche se dovrebbe portare l'arma alla riflessione che quando una norma viene percepita come ingiusta vi è questo risalto e quindi potrebbe portare ad una valutazione diversa, definiamola più moderna, del nuovo bando di concorso."

Non è la prima volta che il vostro studio associato vince questa tipologia di ricorsi, qual'è il segreto del vostro successo?

"Non c'è nessun segreto, semplicemente una visione diversa di come intendiamo questo lavoro, da 12 anni a questa parte con il mio socio Bonetti (con il quale abbiamo anche lo studio a Roma) condividiamo la visione di tutela specifica di alcuni diritti fondamentali. Concentrandoci sul grande settore dei concorsi pubblici, dall'ammissione ai test di medicina, dove siamo già riusciti ad ottenere delle sentenze "uniche nel loro genere", alle grandi battaglie al fianco dei militari, crediamo di avere una conoscenza molto approfondita di grandi casistiche collettive che ci aiuta anche quando seguiamo individualmente il ricorrente ad avere nella maggior parte dei casi ragione del nostro operato e che hanno anche cambiato la storia di molti concorsi"

Sempre meno ragazzi decidono di perseguire questa professione, gli iscritti ai corsi di laurea in Giurisprudenza risultano in calo. Cosa si sente di dire ad un giovane aspirante avvocato?

"La nostra è una professione di grande prospettiva, che comporta dei sacrifici anche in termini personali. La difesa dei diritti per noi è, e deve essere, una vocazione. Probabilmente essendo ripartita la macchina dei concorsi pubblici la nostra professione ha perso un pò il suo appeal, quando l'Italia assume nel pubblico impiego la libera professione perde un pò il suo charme, ma invito chi ha la mia stessa vocazione a perseguire questa strada"

© Riproduzione riservata

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